mercoledì 30 dicembre 2009

Bilancio 2009

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Dicembre, mese di bilanci.

Lo faccio tutti gli anni, ma quest’anno il resoconto è particolarmente difficile… è stato un anno in cui ho chiuso diverse porte e ne ho aperte altre, ho rinunciato a cose, persone, rapporti… e ne ho trovati altri.
Siccome non sono una persona particolarmente avventurosa, e non amo i cambiamenti, specialmente quelli bruschi e dolorosi, per me il 2009 è stato un anno di crisi.

Ho dovuto cancellare un’Associazione costruita con delle persone e ora ne sto creando un’altra, di tutt’altro genere, con gente completamente diversa.
Ho troncato un’amicizia che durava da anni, perché mi sono resa conto che oramai era logorata e traballante, che stava in piedi per abitudine, per un tacito assenso.
Sono finalmente riuscita a comunicare al mio ex storico (sposato con due figli) che ero stufa di ricevere i suoi insulsi sms per ogni mio compleanno, ho cambiato palestra e maestra di danza, ricominciando il corso da zero, ho messo da parte le mie perplessità riguardo a Facebook e mi sono iscritta e, nel frattempo, mi sono cancellata da un forum su Internet, che frequentavo da parecchio tempo… quest’anno ho deciso di cambiare persino i medicinali che prendevo da sette anni a questa parte. Speriamo bene…

Ho guadagnato molto da questi abbandoni, non dico di no… nuove amicizie, nuovi rapporti, nuovi modi di comunicare, una nuova Associazione… e soprattutto tanta esperienza in più.

Però adesso avrei bisogno di un po’ di stabilità, di tranquillità, per ricostruire tutto, piano piano, e ci vuole tempo, pazienza, fatica!

Chissà se il 2010 mi porterà tutto questo. Mi piacerebbe tanto.

Nel frattempo vorrei dirvi che nel bilancio positivo dell’anno che sta per finire metto senz’altro questo blog e tutti quelli che lo leggono. È stata una delle cose migliori che ho fatto, mi ha portato a conoscere persone meravigliose e mi ha permesso di esprimermi, di comunicare, di ascoltare. Spero di riuscire a portare avanti questa esperienza, il più a lungo possibile.

Ho controllato sul contatore delle visite per sapere quali sono stati i post più letti, cosa è piaciuto di più a chi mi viene a trovare. Ma forse è meglio aspettare che il blog compia almeno un anno per dirvelo.
Nel frattempo vi voglio svelare quale è stato il post che è piaciuto di più a me, quello che sono più orgogliosa di avere scritto (anche se ho constatato che i miei gusti differiscono molto dai vostri!) ed è questo.
Buon Anno a tutti i miei lettori, quelli che conosco e quelli che non conosco... quelli che mi lasciano messaggi e quelli timidi. Grazie per avermi seguita fin qui.
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domenica 27 dicembre 2009

Il Passo

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(a Silvia... in senso lato)


Non è

la dialettica

che manca

a me

il parlare

del mare

il bicchiere

il sorriso

l'incontro

l'Amore

di te

il parlare

a me

che manca

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(Daniele - 2009)
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sabato 26 dicembre 2009

Intervista con me stessa (5)

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"Ogni volta che penso
di non avere più
niente da dire,
compero un libro di poesie."
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venerdì 25 dicembre 2009

Natale

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Pacchetto da scartare

Regalo da capire

Arancia da sbucciare

La carta è l’impressione

Il contenuto è l’emozione…

(Caterina - 2009)
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martedì 22 dicembre 2009

Notte di luce

...(foto: Denis Zorzin)


Notte di luce


Che in stelle il pianto muti


Questo silenzio


Di mille campanelle


Ricomponi


In forma di dolce ondulata collina


Sotto una coltre


Di cielo


Velato di seta.


Serena bellezza sognata


Che non puoi posare


Un soffio di sabbia rosata


Ti porta


Rendendo danza


I passi di ognuno che sfiori


E vani i pensieri


Che non siano d’amore.



Mara Bagatella - Lirica 12. 99
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venerdì 18 dicembre 2009

Sette Bambini d’Oro

...(foto - Mara Bagatella)


Ho rimandato un po’ la pubblicazione di questo post… perché è sempre difficile parlare dei propri sogni. Non quelli ad occhi aperti, quelli che si fanno proprio dormendo!

Qualcuno pensa che dormire molto sia solo una perdita di tempo, invece per me è essenziale. Sarà perché ho la tendenza a pensare troppo, e i sogni, si sa, hanno la funzione di rimettere ordine nelle idee e di svuotare il cervello.
Io, la notte, faccio moltissimi sogni, e li ricordo spesso.
Quando non li ricordo bene, rammento comunque di aver sognato. Di solito sono sogni molto complicati, pieni di gente, personaggi, luoghi e colori.

Però nelle ultime settimane, probabilmente a causa dello stress, ho fatto sogni poco piacevoli, alcuni erano quasi degli incubi. Ho trascorso alcune notti a dormire poco e male, e per un ghiro come me, periodi così sono devastanti.

Per superarli ho cercato nel mio vasto repertorio di sogni se ce ne fosse uno particolarmente bello da ricordare, e mi è tornato in mente che qualche anno fa ho sognato sette bambini fatti d’oro. Qualcuno mi accompagnava da loro e me li mostrava dicendo che erano i miei figli.
Erano di età diverse, il più grande, sui quattordici anni, teneva in braccio il più piccino, che aveva pochi mesi, e me lo porgeva. Tutti emanavano una meravigliosa luce, calda, dorata.

Non so descrivere il sentimento di stupore e meraviglia che provai durante quel sogno, e come mai mi è tornato in mente dopo tanto tempo.

Però così ho smesso di fare sogni brutti…
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giovedì 17 dicembre 2009

LA NEVE

...(Neve a Bolca - foto di Mara Bagatella)

Candida

Scende

Come una stella illumina il mondo

Ovatta

Rende magico un sogno

Porta sorrisi

Giochi

Emozioni

Cade

Fredda

Silenziosa

Bianca

E sincera…

(Caterina 2009)
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domenica 13 dicembre 2009

Presepio scolastico

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Ce l'ho fatta anche quest'anno! Ecco a voi le foto del presepio della scuola.

Beh, ce l'ho fatta con l'aiuto dei ragazzi naturalmente, e con la disponibilità dei colleghi che mi hanno permesso di far perdere qualche mezz'ora di lezione ad alcuni miei allievi... Ho fatto il conto anche delle ore, stavolta. Mi ci sono volute 9 ore solo per l'allestimento, ore fuori servizio, naturalmente!
Tutte le casette, i personaggi e gli animali sono stati creati dai ragazzi durante i laboratori di manualità dello scorso anno, con cartapesta e materiali di recupero. Non saranno dei capolavori, ma adesso che hanno tagliato le ore di laboratorio sono diventati oggetti preziosi!
Cercherò di farmi durare tutto il materiale anche per gli anni a venire!
I ragazzi si divertono un mondo a fare il presepio, gli ultimi ritocchi li ho dati con tre allievi durante le "attività alternative all'ora di religione"! :-)
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giovedì 10 dicembre 2009

Non mi ricordo più

...(immagine dal web)

Non mi ricordo più


cosa è successo


quella volta,


se te l’ho detto e


come te l’ho detto


quando te l’ho detto.


Se hai capito


se ci hai pensato


se te ne sei ricordato


(questo no, sicuro, questo no)


se avevi capito


(questo no, probabilmente, forse no…)


se mi era importato


e come mai


ora mi importa


così tanto


vorrei sapere


vorrei ricordarmi


cosa facevo


cosa leggevo


mentre ti pensavo


mentre ti pensavo


mentre ti pensavo




Mara Bagatella - 10 dicembre 2009
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mercoledì 9 dicembre 2009

Un briciolo di coerenza

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Se un uomo non è disposto a morire per le sue idee, o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee.

Ezra Pound


Gironzolando nel web, ho trovato questa citazione, sul sito di un blogger di mia conoscenza. Bisogna ammettere che sono parole forti, che ti suscitano dentro delle domande… Sinceramente non saprei dire se sarei disposta a morire per le mie idee.
A fare un’affermazione del genere mi sentirei presuntuosa. Perché parlare è facile, ma bisogna vedere se, poi, alle affermazioni seguono le azioni.

Tanto per cominciare mi sono fatta delle domande sull’autore della frase in questione: chi era Ezra Pound? Si è comportato in modo coerente con le sue parole?

Sapevo che Ezra Pound era un poeta e uno scrittore, perché l’ho trovato citato negli scritti di T. S. Eliot. Per il resto mi è bastato dare un’occhiata a Wikipedia. In effetti, Ezra Pound è stato un personaggio che ha pagato per le sue idee, con la prigionia e l’internamento in un manicomio criminale, addirittura. Non so giudicare se poi le sue idee fossero giuste o meno, certo è che lui le ha espresse, in un periodo storico non facile, e ne ha sofferto le conseguenze.

Ed io?

Sarà che io non ho mai la certezza assoluta su nulla, non ho mai la risposta in tasca, sono sempre presa da mille dubbi. Tuttavia, pur con i miei mille dubbi vado avanti, cerco comunque di camminare… cerco. Camminare senza avere certezze assolute, farsi domande in continuazione è faticoso, è come camminare in una foresta senza cartina né bussola.
La parte positiva, in tutto ciò, è che mi sento libera, di cambiare idea, di cambiare strada se voglio.
E, certo, non mi sento disposta a morire per qualche cosa che potrebbe non avere un valore assoluto.
So che per le mie idee sono disposta a vivere.
Anche a far questo, credo ci voglia coraggio. Inoltre, ho come la sensazione che a vivere per le proprie idee si faccia più fatica che a morire…
Non credo che le persone votate alla morte per le loro idee siano per forza di cose degli eroi. Quelli che fanno gli attentati suicida, ad esempio, sono sicuramente convintissimi delle loro idee, e altrettanto sicuramente da qualcuno sono considerati eroi, ma io non sono dello stesso parere.

Secondo me i veri eroi sono persone che vogliono vivere, e portare a termine quello che hanno iniziato. Anche se sanno che è rischioso, anche se, magari, hanno paura. Credo che soltanto chi ha un forte attaccamento alla vita è disposto a lottare per cambiare le cose, per creare un mondo migliore. Chi corteggia la morte è soltanto alla ricerca di una gloria personale.

Sarebbe sufficiente un briciolo di coerenza in più, da parte di tutti, per rendere il mondo in cui viviamo un posto migliore. Un briciolo, non una tonnellata… altrimenti dalla coerenza si passa al fanatismo, e quella tonnellata diventa di tritolo.
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martedì 8 dicembre 2009

Adeste fideles

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(Giorgione - Natività)

L'8 dicembre, festa dell'Immacolata, in molte case è tradizione dare il via alle decorazioni natalizie: chi fa il presepe, chi addobba l'albero... Nelle scuole, in realtà si inizia molto prima perchè organizzare le attività natalizie (decorazioni degli ambienti della scuola, preparazione del concerto, canti poesie, recite...) porta via un sacco di tempo.
Io di solito in questi giorni sono stressatissima, perchè devo allestire il presepe prima della giornata di ricevimento dei genitori, perchè nel mese di dicembre si accavallano un sacco di riunioni, consigli di classe ecc. e poi perchè io, probabilmente, in una vita precedente ero un ghiro, d'inverno ho sempre sonno e le energie sono agli sgoccioli!

Comunque, tra poco è Natale, inutile nascondercelo: è nell'aria... anche se negli ultimi anni faccio sempre più fatica a riconoscerlo. Troppa pubblicità, troppi Babbi Natale di plastica, luci psichedeliche al posto delle candeline... e poi le canzoni.
Lo scorso anno sono andata alla Messa di mezzanotte e mi sembrava di stare all Zecchino d'Oro. Le canzoni natalizie tradizionali non si cantano più... pezzi musicali di intensa, secolare bellezza, sostituiti da motivetti insulsi ed infantili. Non basta mettere insieme quattro note da jingle pubblicitario per fare un canto natalizio...

« Adeste fideles læti triumphantes,
venite, venite in Bethlehem.
Natum videte Regem angelorum.
Venite adoremus (ter)
Dominum.

En grege relicto humiles ad cunas,
vocati pastores adproperant,
et nos ovanti gradu festinemus.
Venite adoremus (ter)
Dominum.

Æterni Parentis splendorem æternum,
velatum sub carne videbimus,
Deum infantem pannis involutum.
Venite adoremus (ter)
Dominum.

Pro nobis egenum et fœno cubantem
piis foveamus amplexibus;
sic nos amantem quis non redamaret?
Venite adoremus (ter)
Dominum. »

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venerdì 4 dicembre 2009

Proverbio veneto (3)

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(immagine dal web)
"Chi grata la rogna ai altri, rinfresca la sua"

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(chi si occupa dei guai altrui, sente meno i propri)

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martedì 1 dicembre 2009

SOS Infanzia: Riguardo ad Internet

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Qualche tempo fa mi è arrivata una lunga e-mail circolare del Presidente dell'Associazione SOS Infanzia, che avvertiva gli iscritti e i simpatizzanti di aver abbandonato (come associazione) il social network "Facebook" e ne spiegava le motivazioni.
Mi piace moltissimo il modo di scrivere di quest'uomo, la passione che mette nelle battaglie della sua Associazione, e gli ho chiesto il permesso di pubblicare, almeno in parte, la sua lettera (dato che è lunghissima).
Ho trovato infatti molto interessanti le sue osservazioni sul rapporto che corre tra educazione e nuove tecnologie. Spero che troviate il tempo per leggerle con attenzione, e se vi interessa, anche di visitare il sito dell'Associazione:

www.sosinfanzia.org

Questa non vuole essere una battaglia “contro” Facebook ma un impegno “per” i minori, sempre con l’obiettivo di essere per loro modello di riferimento nel tentativo di favorire sistemi di comunicazione e di relazione che favoriscano le esperienze reali e interpersonali piuttosto che virtuali.
Internet è uno strumento indispensabile e fondamentale per le comunicazioni, la conoscenza, ed ha favorito in modo innovativo a veicolare la globalizzazione anche del sapere.
E’ uno strumento, un elettrodomestico al pari di un televisore ed è pericoloso solo in base all’uso che se ne fa soprattutto in rapporto all’utilizzo che ne fanno i minori.
E’ dimostrato e riportato in letteratura che quanto più tempo un bambino passa davanti a uno schermo, tanto meno egli risulta socievole ed altruista, proprio perché in lui si riducono i tempi e le opportunità, e di conseguenza le motivazioni all’esperienza.
Sentiamo il dovere di non favorire l’ipocrisia e la falsa coscienza di una rappresentazione virtuale dell’esistenza, dove saltimbanchi, buffoni ed imbonitori uniformano la cultura popolare nel nulla televisivo per esempio, o dove le conoscenze virtuali diventano per i nostri ragazzi un modo per
nascondersi e spostare sempre più in avanti il momento fondamentale per fare esperienze reali e maturare. Se i nostri giovani trovano spazio solo all’interno di una stanza chiusa o di un monitor significa che noi adulti abbiamo rinunciato al nostro ruolo di guida e di modello per i giovani
cedendo, arrendevolmente, il posto prima alla tv ed in ultima analisi alle nuove tecnologie informatiche, ad internet.
Internet che proietta in un mondo che non è quello reale, che non è quello dello spazio fisico, ma è senza spazio, senza confini fisici.
Questa società ha bisogno di veri padri e vere madri, di insegnanti motivati e di umili animatori, di educatori, insomma, che con amore e donazione sappiano essere modelli di riferimento dimostrando quanto è più bella una vita costruita sull'amore, sulla giustizia, sulla onestà, sul rispetto reciproco, sulla verità.
E quando un bambino o un adolescente avrà acquisito i valori più importanti , non solo distoglierà la sua attenzione dalle cose vuote, ma avrà imparato a dare un senso profondo alla propria esistenza.
I nostri giovani scappano e si nascondono in internet perché non abbiamo fornito una prospettiva diversa dal fallimentare e ossessivo luogo di rappresentazione, alla concretezza della logica di mercato che valorizza solo ciò che possiede un valore immediato o un interesse di tornaconto
personale.
Oggi vale solo ciò che è rappresentato su un video, poco importano i contenuti in un mondo virtuale dove ogni cosa ne vale un’altra.
Ci dobbiamo impegnare per riaffermare i veri valori della vita, incentivando forme diverse di socializzazione. Formazione ed educazione che consista nello stimolare il recupero e la valorizzazione di una risorsa interiore, di una forma mentis creativa e ricreativa, risvegliando una coscienza personale, individuale, di cui ogni soggetto costituisce un’esperienza, una vita ed un dialogo vero che possano riunire, fare incontrare le persone tra di loro per ritrovarsi nell’insieme di persone diverse.
E’ importante promuovere valori educativi e culturali che mirino ad ottenere il fondamentale obiettivo di recuperare e tutelare le specificità di ogni singolo minore nella loro unicità.
Porre in atto un argine diffuso e condiviso contro la violenta invasione del pensiero unico veicolato dai massmedia e al tentativo di uniformare le coscienze che la cultura consumistica ha l’esigenza di ottenere.
Forse un po’ tutti noi adulti ci siamo nascosti, impauriti forse dalle nuove tecnologie, sicuramente impreparati ma siamo anche capaci di accettare la sfida educativa e ritrovare lo stimolo e la forza di insegnare ai nostri figli non a nascondersi in internet ma magari di giocare a nascondino.

Il Presidente Graziano Guerra

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domenica 29 novembre 2009

LA FINESTRA

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(Henri Matisse - Finestra a Collioure 1905 )

Passaggio per il mondo

Fa entrare luce, buio

Gioia

Terrore

Ti apre gli occhi ai sogni

Scorgi la realtà lontana

Ti attira in posti fantastici

La chiudi ma continui a sognare…

(Caterina Franco - 2009)

sabato 28 novembre 2009

Risposte

...(Monet - Ninfee)


“Che fai tu luna in ciel?” Chiese lo stagno.
“Guardo, mi specchio e poco ci guadagno.”
“Che fai tu luna in ciel?” Chiese il gabbiano.
“Giro, ma non so andare più lontano.”
“Che fai?” Chiese l’astrologo alla luna.
“Non porto né fortuna, né sfortuna.”
“Che fai?” Chiese alla luna il mio bambino.
“Tramonto.” Lei rispose. E fu mattino.

Mara Bagatella – ottobre 2009

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giovedì 26 novembre 2009

Concorso di poesia

...(immagine dal web)

Anni fa ho partecipato ad un paio di edizioni di un concorso di poesia, organizzato dal Comitato della biblioteca di un paese qui vicino. Le serate di premiazione si tenevano a fine novembre, nella chiesa del paese, un ora e mezza seduti al freddo, su banchi scomodi, ad ascoltare versi incomprensibili, perché l’amplificazione era scadente e i suoni rimbombavano all’interno del vasto edificio.
Non vinsi, né la prima, né la seconda volta, ma il motivo per cui non ho più partecipato è stato un altro: fu per la motivazione con la quale la giuria giustificò la scelta del vincitore alla seconda edizione.
La signora al microfono (la responsabile della biblioteca? Non ricordo chi fosse) spiegò che i giurati avevano scelto una poesia “serena” perché ne avevano abbastanza di opere tristi, malinconiche e pessimiste. Io rimasi alquanto perplessa a tale uscita. Pensai che se gli insegnanti di lettere scegliessero nello stesso modo i poeti da far studiare a scuola, i programmi si ridurrebbero a ben poco…
Certo, nemmeno a me piacciono molto le persone che si piangono continuamente addosso, i depressi cronici o chi vede sempre il bicchiere mezzo vuoto… tuttavia, il dolore, la tristezza, la malinconia, la rabbia, tutti questi sentimenti esistono e credo che meritino anche un loro spazio.
Quale spazio stiamo dando ai lati oscuri di noi, in questa società che predica l’ottimismo a tutti i costi? Che nasconde le sue magagne come la polvere sotto il tappeto? Che tira la pelle dietro le orecchie per eliminare le rughe?
Chi siamo noi, senza i nostri momenti tristi? Chi non conosce il dolore rimane per sempre infantile, egoista e superficiale, questo l’ho constatato spesso nel corso della mia vita. Escludere da una premiazione uno scritto, non perché poco valido dal punto di vista tecnico, ma solo perché trasmette tristezza, l’ho trovato un segno talmente evidente di superficialità, che ho lasciato perdere quel concorso di poesia, e poi non mi è più venuta voglia di cercarne degli altri.
Forse ho fatto male… in fondo non era che un piccolo concorso, organizzato dalla piccola biblioteca di un piccolo paese di campagna… cosa pretendevo? è già tanto che venga fatto, che ci siano persone che ci spendono del tempo.
Però mi innervosisce lo stesso. Per me la poesia è la pausa di riflessione, lo spazio che dedico ad una parte di me costantemente nascosta e compressa. Sono certa che per tanta altra gente sia così.
Quest’anno (come ogni anno) mi è arrivato di nuovo a casa l’invito a partecipare a quel concorso… che volete, ormai hanno i miei dati! Presa da uno strano raptus, ho scritto la prima baggianata che mi è venuta in mente, seguendo il tema dato (si, adesso danno anche il tema!) e l’ho spedita.
Purtroppo, nell’ultimo verso mi è scappata una sfumatura malinconica… mi sa tanto che non vincerò nemmeno questa volta.
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mercoledì 25 novembre 2009

Transito 2009

...(immagine dal web)

Nella vita ci sono persone che ci sanno restare accanto, affetti solidi su cui si può contare, amicizie che durano.

E poi, ci sono i transiti.

Come pianeti che attraversano il nostro cielo, letti nel loro passaggio da astrologi più o meno credibili, rimangono un poco, magari portano strani sconvolgimenti e poi se ne vanno.
Questi sentimenti in transito, che valore hanno? Me lo sono chiesta talvolta, io che sono invece tanto abitudinaria e stanziale. Cosa ci portano, quando arrivano? Cosa ci strappano, quando ci lasciano? Sono come treni che si fermano per un poco alla nostra stazione, treni merci che scaricano dei pacchi nei nostri magazzini, ne caricano altri e poi ripartono, senza voltarsi indietro, verso la stazione successiva.

Lo sapevo fin dall’inizio, che era solo un treno in transito. Una meteora. Un passante. Una rondine che migra. Ma è difficile lo stesso, lo è tutte le volte.

Io sono un albero, orgoglioso delle sue radici profonde, ma non ho ali, non riesco ad andarmene, non posso allontanarmi. Guardo le stelle, ascolto il vento, conosco le cose, anche quelle lontane, ma il mio posto è qui.

Faccio veramente fatica a comprendere fino in fondo chi non ha costanza.

Nonostante sappia che, in fondo, siamo tutti di passaggio.
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domenica 22 novembre 2009

Giornata mondiale dei diritti del fanciullo

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Ho ricevuto ieri l'altro questa e-mail dal Presidente dell'Associazione SOS Infanzia. Purtroppo l'ho letta solo oggi, perchè ho dei problemi di connessione in questi giorni, ma non credo che pubblicarla con un po' di ritardo tolga qualcosa al suo valore.

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20 Novembre 2009 nel ventennale della Giornata mondiale dei diritti del fanciullo

Nel ventennale della carta dei diritti dell'infanzia dell'ONU che si celebra il 20 novembre, crediamo sia opportuno riflettere sulla testimonianza appena ricevuta che alleghiamo alla presente. Ancora una volta un'ulteriore testimonianza che punta il dito sui reali responsabili della violenza all'infanzia che non sono unicamente riconducibili al pedofilo il quale si alimenta di connivenze spesso in ambito familiare. Rimangono una serie di interrogativi pressanti, comuni denominatori in tante testimonianze ricevute, purtroppo ancora senza sufficienti e adeguate risposte: chi si pre-occupa che tutto questo non accada? Quali scelte politiche, sociali e umane sono state messe in atto per contrastare seriamente questo fenomeno largamente sommerso?
A vent'anni di distanza dalla Convenzione dell'ONU cosa è stato fatto? Purtroppo dopo dieci anni che siamo impegnati in questo fronte dobbiamo amaramente constatare che se da un lato la legislazione in termini di repressione del fenomeno ha tentato di arginare il dilagare dei reati contro i minori, dall'altro lato, quello della prevenzione, c'è un vuoto quasi assoluto.

Mancano serie programmazioni educative e formative a partire dalla scuola di ogni ordine e grado, informazione e formazione alle famiglie, agli operatori sociali ed educatori in generale. E' un tabù culturale che rimane relegato nei meandri della nostra mente salvo poi celebrarlo in manifestazioni ed eventi annuali dove tutti si incensano con dichiarazioni di principio e proclamano buone intenzioni, lasciando poi trascorrere un altro anno per ritrovarci tutti a ridire puntualmente le stesse cose.
Siamo felici che dal Papa al Presidente della Repubblica giungano auspici affinchè agli abusi sui minori si contrappongano adeguate contromisure, ma se alle sacrosante aspettative non sapremo affiancare la concreta attuazione di interventi preventivi temo rimarranno ancora speranze vane.


Graziano Guerra


"Viviamo in una società che si definisce moderna e civile, eppure usiamo e buttiamo i bambini alla stregua di un giocattolo, li usiamo come e quando vogliamo finchè ci fa comodo. [...] Chi mi ridarà la serenità che avevo prima dei miei 5 anni? Chi ridarà a tutti i bambini violati nella loro innocenza una famiglia sana, dei parenti che li facciano sentire tutelati, degli educatori che sappiano cogliere le richieste di aiuto attraverso un tema, dei professionisti capaci che non si limitino a prescrivere pillole ma a raccogliere il grido disperato di aiuto? Forse la Carta dell'Onu? [...] Ciò che continuo a non capire, e a non perdonare, sono tutti i comportamenti adottati dai parenti, a partire proprio dai miei genitori. Non posso scusare chi doveva essere al mio fianco quando avevo bisogno ed aveva la massima responsabilità. Se non sai fare il genitore è meglio che tu non metta al mondo dei figli. Se non sai cosa fare quando capitano queste cose non sei degno di essere genitore. Io ora sono serena, certo i danni causati sono irreparabili, inutile nasconderlo. Ho però raggiunto il mio equilibrio che tuttavia non sarà mai lo stesso di chi ha avuto la fortuna di avere un'infanzia serena. Tutti oggi si preoccupano di fare dichiarazioni sui diritti dei bambini ma la maggioranza di questi si preoccupa quando è già avvenuta la violenza: le leggi, le pene, i bambini abusati….il danno è già fatto. Ma lo vogliamo capire o no che l'obiettivo da raggiungere è fare in modo che tutto ciò non accada? Perché non ci preoccupiamo di formare futuri genitori che sappiano compiere il loro dovere? C'è ora allo studio il patentino per i cani a quando il patentino per i genitori? Dovremmo aspettare che qualche figlio li morda? Il guaio è che se dovessi mordere tutti quelli che mi hanno fatto del male rimarrei senza denti!!! Purtroppo la società guarda con sufficienza questo problema, prego vivamente che non capiti a nessuno, neppure al mio peggior nemico. Grazie Sos Infanzia.
Giuliana"

lunedì 16 novembre 2009

Era un giorno di pioggia

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Era un giorno di pioggia
E tu dormivi
Le tue labbra tanto vicino
A me
Morbide dolci inarrivabili.
Se il desiderio fosse una lama
Se il desiderio fosse una voce
Tagliente!
Era un giorno di pioggia
E tu dormivi.

(Mara Bagatella – 13.10.2009 – Transito 2009)

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domenica 15 novembre 2009

Orto sinergico - foto autunnali

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Dato che alcuni miei lettori avevano espresso il desiderio di vedere il famoso orto sinergico, e poi, com'è, come non è, non se n'è fatto nulla... vi regalo un po' di foto autunnali. Lo so, non è come andarci, ma meglio di niente!
Questa volta il report fotografico è corredato di "ortolano". Tanto per chiarire, le foto gliele ho fatte perchè me le ha chieste lui... quanto sono narcisi gli uomini, a volte...


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sabato 14 novembre 2009

Immagini

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Non sono stata completamente con le mani in mano, mentre ero a casa con l'herpes zoster prima e l'influenza poi... mi sono cimentata con i programmi di grafica ed ho provato a modificare qualche immagine. Quello che vedete è una specie di "autoritratto virtuale".
Mi sono divertita, non dico di no... ma non è come dipingere...
No, non è assolutamente la stessa cosa.
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giovedì 12 novembre 2009

Crocifissi e zucche vuote

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(Masaccio, La Trinità)

"Certamente c’è apprezzamento" per il ricorso annunciato ieri dal governo italiano contro la sentenza con cui la Corte dei diritti umani di Strasburgo ha detto no al crocifisso nelle aule scolastiche italiane. Lo ha detto il segretario di Stato Vaticano cardinale Tarcisio Bertone a margine di una conferenza stampa all’ospedale pediatrico Bambin Gesù. "Io dico - ha detto il porporato - che purtroppo questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche della festa recentemente ripetuta la vigilia del primo novembre e ci toglie i simboli più cari. Questa è veramente una perdita che io deploro. Dobbiamo cercare con tutte le forze - ha detto Bertone - di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede. Le strade pubbliche debbono togliere tutti i crocifissi?".


Questo brano l’ho estrapolato da Internet, ma immagino che nei giorni scorsi l’abbiate sentito e risentito, in tutti i TG, ripetuto in varie salse nei programmi di approfondimento, per radio, sui giornali.
Spesso su questo blog mi sono occupata di simboli. È il mio lavoro, io mi occupo di immagini. Ma a cosa servono i simboli? Ai miei alunni spiego che sono “immagini concrete che rimandano a significati astratti”.
Il crocifisso è un simbolo religioso, ma che significato ha per noi? Appeso alle aule scolastiche, ha un senso?
Spesso, con la materia che insegno, io parlo in classe di religione. Gran parte delle opere d’arte ha una funzione religiosa, ragion per cui affronto di sovente l’argomento. Vi assicuro che è assai arduo spiegare ad una classe i simboli dell’arte medievale o opere come “La Trinità” di Masaccio a persone che di cristianesimo non sanno niente, eppure mi capita molto spesso… e non sto parlando dei miei numerosi alunni extracomunitari, ma dei ragazzi italiani.

La scuola è un’istituzione laica. Io sono convinta che le conoscenze di base riguardanti la religione, i ragazzi le devono ricevere in famiglia e in parrocchia, non a scuola. Se i miei alunni vengono in classe senza sapere nulla del valore del crocifisso che sta lì appeso, per loro, che ci sia o non ci sia, che differenza fa? Quel simbolo non dice loro proprio nulla.

Sono molto più preoccupata di altre cose, riguardo alla scuola, dico la verità. Per esempio dei tagli dei posti di sostegno e delle ore di completamento, proprio quelle che noi insegnanti utilizzavamo, non solo per coprire le supplenze quando qualche collega si ammalava, ma anche per seguire i ragazzi in difficoltà.

Sono cresciuta in una famiglia cattolica, ed ho ricevuto un’educazione cristiana. Anche se ad oggi non sono più praticante come un tempo, anche se ho maturato una certa criticità nei confronti dell’apparato ecclesiastico, ci sono valori cristiani in cui credo ancora: l’amore verso il prossimo, l’accoglienza, occuparsi e prendersi cura di chi è più debole.

Che scuola è quella che lascia indietro i più deboli? Quella che taglia sui posti di sostegno? Che valori trasmette?

Mi dispiace per il cardinal Bertone, ma a queste condizioni, il crocifisso in classe diventa davvero un simbolo vuoto. Ma la colpa non è dell’Europa. Direi che dovremmo farci un po’ tutti un serio esame di coscienza. I primi simboli dei valori cristiani, i simboli vivi, dovrebbero essere i cristiani stessi, o quelli che si professano tali.

Tutto il resto è solo demagogia.
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mercoledì 11 novembre 2009

Proverbio veneto (2)

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(muro a secco - foto Mara Bagatella 2009)

"Fin che ghe pan in convento, frati no manca."

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lunedì 9 novembre 2009

Rane fritte e pesce gatto

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(immagine dal web)

Finalmente l’ho trovato, quasi senza cercarlo, dato che non ho molto tempo per navigare in Internet. Un bel blog di cucina, scritto da un cuoco, però, un cuoco vero! L’ho trovato per caso, e mi è piaciuto subito. Come ho già raccontato tempo fa, io in cucina me la cavo, ma non sono certo uno chef… la mia è una “cucina di sopravvivenza”, i piatti elaborati preferisco mangiarli, piuttosto che prepararli.
Però, riguardo al cibo sono anche curiosa, mi piace assaggiare. Oddio, la minestra con il pop corn, devo dire la verità, mi lascia un po’ perplessa… (deve trattarsi di quella che chiamano "cucina creativa...) ma quando ho visto il post sulle rane fritte, mi è venuta una gran voglia di fare un giro a Parma ad assaggiarle!

E pensare che il mio primo (ed unico, finora) approccio alle rane fritte è stato traumatico, a dir poco… La vicenda risale a qualche anno fa.
Mio padre, che ha ascendenze chioggiotte, aveva acquistato le rane ed un pesce gatto, e voleva cucinarseli “come li faceva sua madre” (il che significa che avrebbe inventato una ricetta lì per lì, perché lui in realtà non si ricorda di come cucinava mia nonna). Purtroppo in quel periodo era oberato di lavoro e non trovava mai il tempo. Rane e pesce erano parcheggiati in frigorifero già da tre o quattro giorni, quando alla fine si decise a telefonarmi, dato che ero a casa e il pranzo, a quel tempo, lo preparavo io.

"Mara, nel frigo ci sono le rane e il pesce gatto, dovresti cucinarli altrimenti vanno a male!"

"Ma papà, io non so cucinare il pesce gatto… e nemmeno le rane!"

"Ah, basta che le infarini e poi le friggi."

"Tutto qui?"

"Si, e anche con il pesce fai lo stesso. Lo tagli a pezzi, lo infarini e lo friggi."

"… va bene…"

E così, prendo la farina, l’olio, la padella, apro il frigo, tiro fuori i cartocci e… sorpresa!
Il pesce gatto era ancora vivo!
Si, dopo 4 giorni di frigorifero era vivo, gente! Respirava e muoveva la coda qua e là… avete presente?

Che cosa ho fatto io? L’ho ammazzato, si capisce.

Ora non cominciate a pensare che io sia un’insensibile pescicida… è solo che voi non avete mai visto mio padre quando tornava dal lavoro stanco, nervoso e affamato… se lui voleva il pesce gatto fritto, io glielo dovevo preparare. Punto.
Non chiedetemi come ho fatto… non me ne ricordo volentieri. Per fortuna era un pesce gatto piccolo. Praticamente, un pesce gattino. Quanto sono coriacei i pesci gatto, non ne avete idea! E con quei baffi, poi! Fanno un’impressione!

Morale della favola, a pranzo, mio padre ebbe la sua frittura (che io assaggiai appena), ma gli dissi chiaramente che la prossima volta che gli veniva voglia di comprare rane e pesce gatto, doveva mettersi in testa di cucinarseli da solo.

Inutile dire che le rane fritte non sapevano da niente…
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sabato 7 novembre 2009

Proverbio veneto (1)

...(immagine dal web)

"Chi semena spini, no vada descalzo."

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giovedì 5 novembre 2009

Visentini magna gati

..."Finestra" - foto di Mara Bagatella

“Veneziani gran signori, padovani gran dotori,
visentini magna gati, veronesi tuti mati,
udinesi castellani col cognome de furlani,
trevisani pan e tripe, rovigoti baco e pipe,
i cremaschi fa cogioni, i bressan tagiacantoni;
ghe n’è anca de più tristi: bergamaschi brusacristi.”

Tranquilli: non sono diventata improvvisamente leghista: solo mi sono sempre domandata come mai di tutta questa lunga tiritera, un solo detto è conosciuto in lungo e in largo per lo Stivale: e cioè "visentini magna gati".
Direi che anche gli altri sono degni di essere ricordati!
Ho trovato questa "carta d'identità" veneta (ma sarebbe più corretto dire della "Serenissima", visto che risale ai tempi in cui tutte le città menzionate erano sottoposte alla Repubblica di Venezia) su un libro intitolato "Proverbi veneti" della Rusconi. Era in casa dei miei da chissà quanto tempo, l'ho sgraffignato, in verità... c'è qualche perla interessante... vediamo se prossimamente avrò il tempo di proporvene qualcuna.
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sabato 31 ottobre 2009

Sulla pagina bianca di nebbia

...foto: Mara Bagatella


Sulla pagina bianca di nebbia
si intrecciano e si sovrappongono
con trasparenze di trine
lavorate da antiche mani rugose
spezzandosi
come segni d’acquaforte
i rami invernali
nei campi del Veneto.


Dietro la casa
al ricordo di una vigna
si attaccano i merli
al vino di casa
si raccontano i vecchi
agli odori di stalla
si artigliano ricordi
di quando eravamo così piccoli
da perderci in un metro di nebbia
da appenderci a un ramo di fico
senza romperlo
con peso di scricciolo.


Ora accanto agli orti
galline conigli automobili
e camion grigi di traffico
gelano il passato il presente
sciolgono in nulla catene parentali
e soprannomi
di contrade.


Da dove vengo?


Le mie case sono quadrate
e severe
come solide zie
che sanno versare la polenta
e pregare così di furia
come lavorano.


A chi appartengo?


Il mio ricordo è fuoco
e sedie impagliate
visceri di gallina vacche letamai
e gattini in soffitta.


In quale solco
di quale terra
ho perduto tutto questo
e che ne ho avuto in cambio?


Generi di conforto
e tranquillanti
non ha importanza.


Ogni radice
abbarbicata al proprio sasso
ha il proprio ramo
ha il suo ricamo
graffiato
sullo schermo del cielo.

Mara Bagatella
...

dedicata a tutte le Streghe che sanno quanto il Passato crei il Presente.
Felice Shamain
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Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.

venerdì 30 ottobre 2009

Buon Compleanno!

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"Giapponeseria" - foto rielaborata in digitale - Mara Bagatella 2009


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a Vesna
tanti auguri
di tutto cuore!
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mercoledì 28 ottobre 2009

Notturna

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Vivono
Dietro l’angolo destro
Del mio cuscino
Attorcigliati
In volute d’acanto
E di notte si sciolgono
Come fanno i capelli
Nell’acqua
Vagando liberi
Nell’infinito spazio
Che sta
Tra il letto e il muro
Parlano
Con mille voci bisbiglianti
Senza fare
Nessun rumore
E al mattino
Si disfano come neve
Sotto la pioggia
Riavvolgendo in gomitoli lucenti
Le loro tele di ragno.


Mara Bagatella
...

Licenza Creative Commons
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martedì 27 ottobre 2009

Ho vinto un premio...

...
... ehm...

Se devo essere sincera la cosa mi imbarazza un po'... sapevo dell'esistenza di questa consuetudine, di scambiarsi dei premi tra bloggers, ma non pensavo mai di riceverne uno! Anche perchè, ve lo devo confessare... io come blogger sono alquanto scarsina... e come navigatrice sono lenta, ma lenta... non ho il tempo di andarmi a leggere tutte le cose che mi piacerebbe leggere su Internet. Così, i blog che seguo sono decisamente pochi.
Quelli che poi mi piacciono davvero sono pochissimi (e li trovate sulla bacheca "consigliati").
Sono sicura che ce ne siano altri millanta che meriterebbero, ma... che volete... anche portare a spasso il cane è un bel modo di impiegare il tempo libero!

Comunque, grazie Erica, sei stata gentilissima! Mi è piaciuta soprattutto la motivazione per cui me l'hai dato! Un abbraccio!
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lunedì 26 ottobre 2009

Due volti

...(foto di Elena Besco)

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Desiderio si dispera,
Amore guarda avanti.

Desiderio consuma,
Amore riscalda.

Desiderio inaridisce,
Amore getta i semi
per la prossima stagione
e, mentre Desiderio si addormenta,
è Amore a cullarlo.

(Mara Bagatella – 13.10.2009 – Transito 2009)

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domenica 25 ottobre 2009

tranquilli...

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Non sono scomparsa, Caterina, metti via subito i volantini con scritto "MISSING", ok? Sono solo influenzata (solo? col cavolo! sono stufa di stare a casa malataaaaaaaaa!!!) e purtroppo la mia connessione Internet fa i capricci. Oggi sono ospite dai miei e in tutta fretta scrivo questo post... ma di sicuro presto metterò on line questa surreale esperienza di sentirmi completamente sperduta... solo perchè non ho la connessione.
Non sarà che ho dato troppa importanza al mondo virtuale ultimamente?
Un abbraccio a tutti... e mandatemi tanti pensieri positivi, che così guarisco prima!
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mercoledì 21 ottobre 2009

Ciò che dura

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Mi sono resa conto che su questo blog mi lamento spesso di amicizie finite, di rapporti interrotti, mentre invece devo ammettere che nella mia vita sono molte di più le amicizie che durano.

La mia migliore amica si è guadagnata questo titolo quando avevamo cinque anni. Ora ne abbiamo entrambe 38, quindi fate pure due conti… le ho lasciato il titolo di “migliore amica” anche se non esiste una classifica vera e propria delle mie amiche, sono tutte “migliori” per me. Tuttavia lei è sicuramente la persona non consanguinea alla quale sono legata da più tempo.

Ci siamo conosciute per strada, una volta tutti i bambini giocavano in strada, anche quelli più piccoli. Il nostro quartiere era pieno di bambini. Lo ricordo ancora bene quel pomeriggio, la luce gialla del sole, le bambole e la strada sassosa.

Poi abbiamo fatto le Elementari insieme. Mi prendeva per mano quando dovevamo attraversare la strada, perché io, distratta com’ero, rischiavo la vita ogni volta.

Non abbiamo mai litigato. Non chiedetemi come mai.

Quando eravamo bambine la vedevo perfetta. Crescendo mi sono resa conto che non è così, naturalmente, e mano a mano che facevo conoscenza con i suoi difetti, mi affezionavo anche a quelli. Non le ho mai chiesto i segreti che non voleva confidarmi, né più affetto di quello che voleva darmi. Lei mi ha ascoltata sempre, giudicata mai.
Forse è per questo che dura tutt’oggi.

Non potevamo saperlo, in quel pomeriggio dei nostri cinque anni, ma Qualcuno ci aveva appena fatto un grande regalo.

E da trentatré anni, ne ringrazio ogni giorno.
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lunedì 19 ottobre 2009

ASPETTANDO I BARBARI

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Che aspettiamo, raccolti nella piazza?


Oggi arrivano i barbari.


Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?


Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.


Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?


Oggi arrivano i barbari.
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta di una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.


Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei ceselli tutti d’oro e d’argento?


Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.


Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?


Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.


Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti seri!)
Perché rapidamente e strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?


S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.


E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.




(Costantino Kavafis, 1863-1933)


traduzione di Filippo Maria Pontani
Questa poesia fu tradotta anche da Eugenio Montale nel 1946.
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Dedicata a Massimiliano, non so perchè... perchè ho pensato a lui leggendola.
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domenica 18 ottobre 2009

Intervista con me stessa (4)

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“La vita è dinamismo.
Niente dura a lungo, e questo è un vantaggio. Quando ho un periodo triste penso che non durerà. Anche quando sono felice penso che non durerà… e cerco di godermi quel momento, più che posso.”


(da: “Intervista con me stessa” – M. B. settembre 2009)
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mercoledì 14 ottobre 2009

CHI mangiamo, oggi?

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La mia amica Franca è una donna straordinaria. Ho già parlato di lei, su questo blog. Qualche settimana fa sono andata a trovarla, stava cucinando l’anatra. Con molto orgoglio mi ha spiegato che l’aveva allevata lei, ammazzata lei, e ora, la stava preparando per cena.
La scorsa primavera mi aveva sconvolta raccontandomi che aveva dato un nome al vitellino appena comprato… che poi avrebbe fatto macellare dopo pochi mesi.

“Franca, non dargli un nome, ti ci affezionerai!”

“Ah, si! Sai che mi fa le feste, ogni volta che entro nella stalla?”

Ora il vitello sta nella cella frigorifera.
Stessa storia per le pecore.

“Bella è incinta, presto partorirà un agnellino. Vedessi come sono carini, appena nati, gli agnellini tutti bianchi!”

E buonissimi, quando viene Pasqua…
Mah. Che volete che vi dica? Almeno lei sa cosa mangia… anzi, chi.
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Ricette universitarie

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Ho sempre avuto un rapporto particolare con il cibo. Quando sono nervosa, stressata, triste, mi si chiude la bocca dello stomaco, non riesco più a mangiare.
Sono anche di gusti difficili. Neppure quando ho una fame da lupi riesco a mangiare quello che non mi piace. Quando ero piccola, facevo disperare i miei genitori perché non mangiavo. Papà si arrabbiava moltissimo e mi costringeva ad inghiottire il cibo, talmente di malavoglia che ancora oggi, in certe occasioni, mi capita di avvertire l’azione di nutrirmi come un dovere e non come un piacere.

Fortunatamente, ho dovuto imparare a cucinare a dodici anni e da quel momento ho iniziato a gestire i pasti della mia famiglia secondo i miei gusti personali.
Un po’ alla volta sono diventata bravina, e questo mi è stato di grande utilità quando mi sono trasferita a Verona per frequentare l’Accademia.
La mia specialità sono le ricette veloci.
A casa dovevo preparare la cena per cinque persone senza impiegare troppo tempo se volevo riuscire anche a svolgere la versione di latino e guardare Star Trek.

All’Accademia era più o meno la stessa storia. Dovevo frequentare i corsi, studiare, fare la spesa e prepararmi da mangiare, perché la mensa universitaria era piuttosto lontana e non ce la facevo ad andarci e tornare in tempo per i corsi pomeridiani senza sacrificare durante il percorso le calorie appena ingerite.

Un po’ alla volta ho messo assieme un certo numero di ricette “di sopravvivenza”, non prima di essermi fatta andare in disgrazia toast, caffè e yogurth alla frutta. Piatti velocissimi, minimali e tuttavia nutrienti. Talvolta le preparo ancora, perché, anche se sono passati tanti anni, una cosa è rimasta costante nella mia vita: sono sempre di corsa e non riesco a mangiare piatti preconfezionati o in scatola. Perciò, ecco cosa mi sono preparata l’altra sera:

RISO E PROSCIUTTO

È la ricetta più facile del mondo: si cuoce del riso in bianco (quantità: a piacere),
nel frattempo si spezzetta del prosciutto crudo direttamente nel piatto (quantità: a piacere).
Quando il riso è pronto, si scola e si versa sopra il prosciutto, assieme a un po’ di burro.
Si mescola bene e si mangia.


Io adoro il riso e vivrei di prosciutto crudo… e quando mangio queste cose mi sembra di stare ancora a Verona… purtroppo a casa dei miei ho provato a proporre questa ricetta, ma non è stata apprezzata.
Forse è davvero il caso di dire che i nostri gusti in fatto di cibo sono legati ai sentimenti, ai ricordi… a fattori emotivi, insomma.

Ancora di più mi sembra di tornare indietro nel tempo quando mangio gli spinaci (al burro anche quelli) che erano l’unica roba surgelata che osavo comprare quando andavo all’Accademia.
Ieri sera ne ho aperta una confezione, li ho cotti (ci vogliono 2 minuti), li ho conditi e li ho mangiati… tutti… c’era scritto 300 gr sul pacchetto, ma per me sono praticamente una monoporzione!

Oddio, potendosi permettere un orto sinergico come quello di Emanuele, freschi sarebbero molto più buoni, ma bisogna sapersi accontentare!
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martedì 13 ottobre 2009

Intervista con me stessa (3)

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(immagine dal web)
“L’acqua è un bene preziosissimo, da proteggere assolutamente. Cerco di recuperarla quando posso, ad esempio, quando lavo la verdura, conservo l’acqua per dar da bere ai vasi sul terrazzo. E chiudo il rubinetto mentre mi insapono sotto la doccia. Eppure, cavoli, non avete idea di quanto mi manchi la mia vasca da bagno!”

(da: “Intervista con me stessa” – M. B. settembre 2009)

PS: mai entrata nella vasca con le scarpe... e anche se fosse... sarebbero da ginnastica! è che mi piaceva la foto... :-P
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lunedì 12 ottobre 2009

Kavafis

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(Costantino Kavafis - immagine dal web)


A cosa cavolo serve ammalarsi?
È una grossa, grossissima seccatura… prima cosa perché si sta male, ok, è banale dirlo, ma è così. Si fa presto, quando si sta bene, a dire: ah, potessi starmene sotto le coperte, al calduccio, invece che alzarmi e andare al lavoro!
Si, ma se stai male, neanche il letto è più tanto piacevole…
E poi si deve andare dal medico.
Due ore e mezzo di ambulatorio mi sono fatta, stamattina.
Il mio medico è una sagoma… mi ha accolta tutto entusiasta:

“Ah, signora Bagatella! È da un po’ che non ci vediamo!”
“Scusi, dottore, ma sa com’è… cerco di venirci il meno possibile, qui…”

Lui, senza cogliere la sottile ironia, ha ribattuto:

“Bene, bene!” (bene?) “Cosa posso fare per te?” (il “signora” di prima era una battuta…)
“Credo di avere il Fuoco di S. Antonio”

Finalmente l’ho visto fare un salto sulla sedia e si è affrettato a visitarmi…
Bene.
Per fortuna che mi ero portata un libro, mentre aspettavo… è stato l’unica parte positiva della mattinata. L’ho scelto dalla libreria, non troppo grosso se no in borsa pesava. Un libro di poesie, comprato tanto di quel tempo fa… e mai letto.

Il poeta si chiama Costantino Kavafis, e non è niente male. Sulla prefazione c’è scritto che due suoi grandi ammiratori erano T. S. Eliot (e la cosa me l’ha reso subito simpatico) e Pasolini. Ecco a che è servito ammalarmi, stavolta… ho scoperto un nuovo poeta, sentirete presto parlare di lui su questo blog.

Beh, dai… è servito anche a darmi l’occasione per riposarmi un po’… quella sagoma del mio dottore mi ha ordinato un antivirale e di stare a casa da scuola per tutta la settimana. Se non facesse così male, questo Herpes Zoster, sarei anche contenta…

PS: quando ho visto la sua foto ci sono rimasta male, lo ammetto... non che gli altri poeti fossero delle gran bellezze, ma questo qui... mamma mia... ad ogni modo, quando pubblicherò qualche sua poesia, vedrete che ne dimenticherete la faccia... spero. Forse era meglio se pubblicavo una foto dell'Herpes Zoster...
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sabato 10 ottobre 2009

Nobel ad un sogno

...Alfred Nobel - immagine da web


Da quanto tempo ho iniziato a pensare che i sogni siano qualcosa di concreto, reale? Non lo so esattamente, è stata una presa di coscienza graduale. Di solito però non lo dico apertamente, ho sempre paura che la gente mi creda pazza.
Ora non più. Un serio comitato come quello che attribuisce i premi Nobel lo ha appena certificato.

Il premio Nobel per la Pace è un premio attribuito alla capacità che ha avuto il Presidente Obama di far sognare un’intera Nazione, prima, il Mondo intero, conseguentemente.
Si, perché, diciamocelo, le obiezioni che sono state avanzate sono abbastanza corrette: lui di concreto, finora, non ha ottenuto nulla, non ne ha avuto il tempo.
Eppure, chi lo dice che i sogni siano solamente entità astratte?

Sono convinta che avere un sogno sia il primo passo fondamentale per il raggiungimento di qualcosa, qualunque cosa. Fare in modo che il Mondo sogni la Pace è indispensabile per ottenerla davvero. Condizione necessaria, anche se non sufficiente.

In realtà, in questo momento non vorrei essere nei panni di Obama… ora ha una grossa responsabilità verso questo sogno. E non dimentichiamo che il Mondo è pieno di gente che fa incubi di guerra.

Sogno contro Incubo, chi vincerà?

Non smettiamo di sognare, né di lavorare concretamente, ognuno nel nostro piccolo, per realizzare i nostri sogni. Solo se saremo caparbi, se non ci lasceremo scoraggiare, riusciremo a renderli tangibili.
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mercoledì 7 ottobre 2009

Autoritratto con la canottiera rossa

...Autoritratto con la canottiera rossa - olio su tela, Mara Bagatella, 1996

È un mucchio enorme. Cerco di ignorarlo, ma ho l’impressione che sia lui a guardarmi. Che mi chiami. È il mucchio della biancheria da stirare.
Di settimana in settimana aumenta invece di calare, perché lavo e stendo molta più roba di quella che riesco a stirare e mettere via… eppure a me piace stirare, è un lavoro pesante fisicamente ma rilassante mentalmente.
Mi piace stirare con la radio accesa, con la musica a volume alto. Oppure nel silenzio assoluto, e allora finisce che mi metto a cantare io. Mi piace ascoltare la mia voce mentre canto, mi ricorda i tempi in cui facevo parte del Coro.

Capperi, ho ancora un sacco di roba estiva da stirare e mettere via… ma proprio tanta.

L’altro giorno ho stirato la canottiera rossa.
Si, quella dell’autoritratto. È vecchissima, chissà quanti anni ha. È stata acquistata, assieme ad un’altra, identica, da due sorelle. Si somigliavano molto e a loro piaceva uscire vestite allo stesso modo. Poi è passato del tempo, si sono sposate, forse sono ingrassate, forse la moda è cambiata, fatto sta che le due canottiere rosse sono state regalate alla figlia - nipote delle due.
Questa ragazza ed io siamo diventate molto amiche, anni fa, e una delle due canottiere è passata a me.
Una cosa simbolica. Un pegno di amicizia, anzi, di sorellanza.

Un’amicizia che non è durata quanto speravo… ma la canottiera si. La metto ancora. Ha un ché… indistruttibile, inossidabile.
Certo che erano fatti di un’altra stoffa, i capi di una volta…

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domenica 4 ottobre 2009

Una strana giornata d'autunno

...

(immagine dal web)


Ho passato una strana giornata oggi. Non ve la racconterò tutta, perchè potrebbe essere noiosa... soltanto un pezzettino, piccolo piccolo... di quel quarto d'ora che sono uscita quatta quatta dall'agriturismo, con la scusa di una sigaretta... e mi sono ritrovata a raccogliere castagne, come quando ero piccola.

La giornata era splendida. Il cielo azzurro. L'albero grande e ancora verde. Per terra i ricci e le castagne, piccole, marroni e lucenti.

All'inizio le ho guardate e basta. Poi ne ho raccolte un paio... e alla fine mi sono ritrovata con la borsa (quella bella, che porto solo in occasione delle feste!) piena di castagne. Ne ho anche assaggiata una... terribile, il gusto crudo, acerbo...
Lo sapevo, ma volevo ricordarmi che gusto avevano, lo stesso gusto di tanti anni fa, quando ero bambina e le mangiavo anche così, crude.

I bambini non sanno aspettare, si sa...
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martedì 29 settembre 2009

Nuova copertina

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Ormai è autunno... anche se non ho ancora fatto il cambio stagione negli armadi, ho deciso di farlo almeno sul blog.
Fatemi sapere se la nuova copertina vi piace.

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lunedì 28 settembre 2009

Prévert

...
Jacques Prevert (immagine dal Web)

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando è buio
Così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l’abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutto intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
È il tuo
È il mio
È quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Risvegliarci sorridere ridere
Ringiovanire
Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh si gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov’eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t’abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
E salvaci.




Da “Paroles”, Jacques Prévert (1946)


Prévert me l’ha fatto tornare in mente una collega che si chiama Barbara.
“Barbara”, come il titolo di un’altra bellissima poesia di Prevért.
La mia collega non l’aveva mai letta, così le ho portato il libro a scuola… che fortuna, chiamarsi Barbara. Mi sarebbe piaciuto un sacco se Prévert avesse scritto una poesia intitolata “Mara”.
Mi è venuta voglia di pubblicarla sul blog (ci saranno ripercussioni per i diritti di autore? Speriamo di no!) Ci ho pensato un po’ su, poi ho scelto invece di pubblicare “Questo amore”, che probabilmente i più conosceranno già… ma ogni tanto fa bene rispolverare le cose belle.
Per quanto riguarda “Barbara” che camminava sorridente sotto la pioggia a Brest, spero di avervi fatto venire la voglia di andarla a cercare, di leggerla. È davvero molto bella.
« Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as courou vers lui sous la plouie… »


Da qualche parte ho letto che Prevért era criticato per essere troppo “semplice”, troppo “popolare”. Certo, se lo paragoniamo ad Eliot, lo era di certo. In effetti, una poesia come “Questo amore”, non occorre spiegarla, vero? Scorre via come acqua. Non occorre essere intellettuali per comprenderla, non ci sono citazioni di Dante, o della Bibbia, qui.
Non è una critica. È un complimento. Che dote meravigliosa, riuscire a farsi comprendere da tutti!
...
Mon cher Jacques… magari in un’altra vita, scrivi una poesia anche per me…
...
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