giovedì 26 novembre 2009

Concorso di poesia

...(immagine dal web)

Anni fa ho partecipato ad un paio di edizioni di un concorso di poesia, organizzato dal Comitato della biblioteca di un paese qui vicino. Le serate di premiazione si tenevano a fine novembre, nella chiesa del paese, un ora e mezza seduti al freddo, su banchi scomodi, ad ascoltare versi incomprensibili, perché l’amplificazione era scadente e i suoni rimbombavano all’interno del vasto edificio.
Non vinsi, né la prima, né la seconda volta, ma il motivo per cui non ho più partecipato è stato un altro: fu per la motivazione con la quale la giuria giustificò la scelta del vincitore alla seconda edizione.
La signora al microfono (la responsabile della biblioteca? Non ricordo chi fosse) spiegò che i giurati avevano scelto una poesia “serena” perché ne avevano abbastanza di opere tristi, malinconiche e pessimiste. Io rimasi alquanto perplessa a tale uscita. Pensai che se gli insegnanti di lettere scegliessero nello stesso modo i poeti da far studiare a scuola, i programmi si ridurrebbero a ben poco…
Certo, nemmeno a me piacciono molto le persone che si piangono continuamente addosso, i depressi cronici o chi vede sempre il bicchiere mezzo vuoto… tuttavia, il dolore, la tristezza, la malinconia, la rabbia, tutti questi sentimenti esistono e credo che meritino anche un loro spazio.
Quale spazio stiamo dando ai lati oscuri di noi, in questa società che predica l’ottimismo a tutti i costi? Che nasconde le sue magagne come la polvere sotto il tappeto? Che tira la pelle dietro le orecchie per eliminare le rughe?
Chi siamo noi, senza i nostri momenti tristi? Chi non conosce il dolore rimane per sempre infantile, egoista e superficiale, questo l’ho constatato spesso nel corso della mia vita. Escludere da una premiazione uno scritto, non perché poco valido dal punto di vista tecnico, ma solo perché trasmette tristezza, l’ho trovato un segno talmente evidente di superficialità, che ho lasciato perdere quel concorso di poesia, e poi non mi è più venuta voglia di cercarne degli altri.
Forse ho fatto male… in fondo non era che un piccolo concorso, organizzato dalla piccola biblioteca di un piccolo paese di campagna… cosa pretendevo? è già tanto che venga fatto, che ci siano persone che ci spendono del tempo.
Però mi innervosisce lo stesso. Per me la poesia è la pausa di riflessione, lo spazio che dedico ad una parte di me costantemente nascosta e compressa. Sono certa che per tanta altra gente sia così.
Quest’anno (come ogni anno) mi è arrivato di nuovo a casa l’invito a partecipare a quel concorso… che volete, ormai hanno i miei dati! Presa da uno strano raptus, ho scritto la prima baggianata che mi è venuta in mente, seguendo il tema dato (si, adesso danno anche il tema!) e l’ho spedita.
Purtroppo, nell’ultimo verso mi è scappata una sfumatura malinconica… mi sa tanto che non vincerò nemmeno questa volta.
...

7 commenti:

  1. Condivido...

    Anch'io ci ho provato per un paio di anni (stesso tipo di concorso). Ma nel mio caso le giurie non erano abbastanza mature per capire la grandezza delle mie poesie!!!

    Uff...

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  2. benvenuto nel club dei geni incompresi!
    :-)))
    qui non cerchiamo di curare chi ha manie di grandezza!
    :-))))))))))))))))))))

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  3. è il dolore che ti rende vivo

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  4. o meno male, finalmente un posto tranquillo in cui esprimere tutto il proprio EGO senza essere psicanalizzati!!!!

    :)))))

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  5. certi raptus bisognerebbe controllarli perchè si cibano di malinconie ...

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  6. Poveretti loro... se non vinci... non capiscono proprio una mazza! Firmato: Una tua grande fan!

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  7. ehehe... :-)))) grazie Erica!
    ebbene, si! le manie di grandezza dovrebbero essere permesse (anzi, raccomandate) solo agli artisti! A tutte le altre categorie, invece, credo che faccia male... :-P

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