venerdì 14 aprile 2017

Alcuni uomini

Tronco, foto di ©Mara Bagatella
Alcuni uomini hanno mani grandi
ma non riescono a maneggiare
le proprie emozioni.

Alcuni uomini hanno corpi di juta
e anime dì seta.
Altri hanno corpi di seta
e cuori dimenticati
sul comodino
come fazzoletti
appallottolati.

Alcuni uomini abbracciano alberi
e crescono figli
abbracciano figli
coltivano orti.

Altri tagliano gli alberi
per farsene comode culle
nelle quali dormire per sempre.

Alcuni uomini distinguono
una stagione dall'altra.
Altri si perdono
in un'eterna primavera.

Gli uomini imparano in fretta che cosa sia il sesso
ma fare l'amore
è una dura lezione.

Tutti gli uomini hanno bisogno di abbracci 
per tenere insieme i pezzi
ma pochi di loro
hanno imparato a chiederne.

Certi uomini
siccome non sanno come piangere
hanno imparato a suonare la chitarra.

Certi uomini sono come dei gabbiani
che non riescono ad uscire dalla gabbia.

Poi ci sono gli uomini che amo
che sono tutto questo ed altro ancora
perché solo una cosa ho imparato sugli uomini: che sono un mistero per se stessi.

©Mara Bagatella - 14/04/2017

martedì 14 luglio 2015

Torino

A Torino mi toccherà per forza di tornare.
Ci sono stata con un caldo torrido che ha messo in difficoltà sia me sia chi mi ospitava, così non ho potuto vedere quasi nulla.

Ho scattato qualche foto un po' di corsa, poco convinta che potessero venire bene sotto quel cielo latteo e pesante da giornate estive e afose.
Però, quando le ho sviluppate in bianco e nero, mi sono resa conto che descrivono perfettamente l'impressione di austerità e vastità che mi ha lasciato Torino.

A riguardarle ora mi rendo conto di non ricordare con precisione il nome delle piazze, o dei monumenti che ho ritratto, a parte Superga e il Castello del Valentino.

Ma poco male, perché, come ho già detto, ci tornerò, poco ma sicuro.

Tornerò e riguarderò tutto quanto con calma, e forse ci capirò qualcosa, di questa strana città, o forse no, e allora deciderò di tornarci un'altra volta.
Perché, una cosa è certa: Torino è davvero magica come dicono.

Lo si avverte distintamente, anche se non è facile da spiegare.

Sarà che è così vasta da darti l'impressione di essere vuota nonostante ci sia gente.
Che i viali sono così lunghi e dritti da somigliare a quadri di De Chirico.

Che ci trovi cose che non ti aspetteresti mai, come ad esempio castelli medievali e palazzi dalle facciate completamente rivestite da decorazioni in cotto.


Questo, solo per parlare della città.
Delle persone di Torino che ho incontrato non parlerò, ma sono ciò che di più magico ho trovato nel mio viaggio.






Basilica di Superga, Torino

martedì 17 marzo 2015

Marzo 2015

Era da tanto tempo che non andavo in quel bosco. 
Sembrava vestito a festa solo per me... 
Ma invece no.
Era il suo benvenuto alla Primavera.







giovedì 1 gennaio 2015

Resoconto dell'anno 2014

Fino a tre anni fa, negli ultimi giorni di dicembre mi dedicavo ad una stravagante attività: quella di redigere il resoconto, mese per mese, dell'anno trascorso. Cercavo di ricordare i fatti più salienti e li mettevo per iscritto. Poi spedivo il tutto ad una mia carissima amica, e ne stampavo una copia per me.
Ho smesso di farlo l'anno in cui mi sono ammalata di leucemia.
Non me la sentivo di descrivere come l'avevo trascorso, e la cartella in cui conservavo sotto forma di files tutte le analisi del sangue e del midollo osseo, erano già un resoconto più che sufficiente per me.
Così anche l'anno successivo, e quello dopo ancora, sono rimasti senza resoconto finale.
Ormai avevo perso un'abitudine durata all'incirca un decennio.
La mia vita era cambiata, profondamente.
Anche con l'amica alla quale avevo spedito i miei ricordi per tutti quegli anni avevo perso la sintonia e la complicità.

Però mi dispiaceva moltissimo. 
Amo molto i diari e le memorie, anche se sono faticosi da scrivere. 
So che la mia vita non è una di quelle memorabili, ma che importa? Se anche una sola persona al mondo la trovasse interessante, credo sarebbe importante lasciarne una traccia per quell'unica persona.

Inoltre, scrivere e ricordare le piccole o grandi cose che mi sono successe serve per prima cosa a me: è sempre stata un'abitudine utilissima, che mi ha evitato per tanti anni di dover andare in analisi, e che, quando mi è successo di doverci andare per forza, ha reso molto più veloce e agevole il mio recupero, dato che avevo da tempo appreso a scandagliare da sola i miei recessi più nascosti.

Perciò, eccomi qui, a tentare di riprendere un'abitudine persa, a riannodare un filo tagliato.

E, siccome qui in Internet chiunque può leggere il mio diario, ho pensato di fare questo resoconto attraverso delle immagini.
In questo modo potrò ricordare senza troppe parole, tenendo i pensieri più privati soltanto per me.
Iniziamo, dunque, con una foto di gennaio 2014.


Gennaio 2014

Gennaio è un inizio. Per questo ho scelto la foto dei miei vasi di fiori.
Guardare un germoglio che cresce è molto istruttivo. Ci insegna che i cambiamenti sono lenti, ma inesorabili. Che il tempo non si può fermare. Possiamo solo decidere come impiegarlo.


Febbraio 2014
A febbraio ho scattato questa foto ai miei genitori e al loro cane.

Questi personaggi li dovrei inserire ogni mese, a dire il vero, perché loro ci sono sempre... Sono io a non esserci abbastanza per loro, e questa è una delle cose che mi pesano di più della mia malattia. Arriva un momento in cui dovrebbero essere i figli a prendersi cura dei genitori, invece loro ancora mi accompagnano alle visite mediche. Mi consola il fatto che non si prendono cura soltanto di me, ma di un sacco di altre persone.


Marzo 2014

Per marzo ho scelto questa foto, perché è molto indicativa di come io mi sento per la maggior parte del tempo: un vulcano di idee senza la forza di portarne a termine nemmeno una.

A marzo l'herpes zoster mi ha costretta a stare a casa, così, per passare il tempo ho iniziato a decorare questa cassettiera. Sono riuscita a finirla solo a luglio... per mesi è rimasta così, in soffitta, colorata soltanto a metà.



Aprile 2014

Ad aprile stavo un po' meglio, sono perfino andata a Vicenza ad accompagnare i miei alunni alla mostra "Verso Monet" in Basilica Palladiana. 
Il tempo è stato bello, in primavera, ho molte foto di fiori e cieli azzurri scattate durante le passeggiate domenicali. Però, qui ho deciso di mettere un'immagine presa in Piazza dei Signori, con dei ragazzini che, meraviglia! si sanno ancora incantare davanti ad un giocoliere.

Maggio 2014

Di maggio ho scelto questa immagine un po' particolare, si tratta del camino di una vecchia casa a Chioggia. Ci sono stata una domenica, con una persona speciale che non posso fotografare mai e di cui non posso parlare in Internet.

Non è che sia un segreto, il fatto che ci frequentiamo, è solo che lui ha un brutto rapporto con Internet, e a dire la verità non ha nemmeno tutti i torti. Quindi evito di pubblicare o raccontare le parti della mia vita che hanno a che fare con lui, cioè la maggior parte. 
Ed ecco (in parte) spiegato come mai pubblico così poco sul blog.
Ad ogni modo, grazie di esserci, mio Luther Blissett... grazie di supportarmi e sopportarmi. Grazie di volermi bene e di insegnarmi tante cose.
Anche se a volte litighiamo, anche se a volte non è facile, anche se a volte vorrei che tu fossi più maturo. So che fai del tuo meglio.
Anche io faccio del mio meglio.
Non sempre è abbastanza, ma nessuno è perfetto.



Giugno 2014
E siamo arrivati a giugno.
Adoro questa foto e non vedevo l'ora di avere un'occasione per pubblicarla. Scattata una domenica di giugno, nei pressi di Rosolina Mare.
Quel giorno, a livello emotivo è successo un po' quello che si vede in foto: ogni cosa può essere vista da diverse angolazioni.
Ogni medaglia ha due lati, ognuno di noi ha la sua ombra, o riflesso, o lato nascosto.
E così è per ogni fatto, ogni storia, ogni rapporto... per ogni su c'è sempre un giù, per ogni men c'è sempre un più...


Luglio 2014
A luglio sono andata al festival Mondiale di Bodypainting e le foto che ho scattato in quell'occasione le ho già pubblicate, ma questa è particolare... questa ragazza era al festival con il suo compagno, un indio messicano, e il loro bambino. 
Mi sono seduta accanto a loro per un'ora abbondante, mentre lui componeva sul momento un bellissimo ciondolo in rame che avevo deciso di acquistare. Una coppia stranissima, in perfetto stile "figli dei fiori" come io avevo visto soltanto nei film.
Lo ammetto tranquillamente, mi sono fermata e mi sono fatta fare quel ciondolo solo per avere la scusa di rimanere accanto a loro per un po' e poterli osservare. Mi hanno trasmesso una sensazione dolce e amara allo stesso tempo: si, perché ero cosciente di avere di fronte a me non solo delle persone, ma i simboli viventi di uno stile di vita lontanissimo dal mio, che mi attraeva e mi respingeva insieme. 
Un'opera d'arte vivente, molto più vera delle modelle dipinte che mi circondavano in quel momento.


Agosto 2014

Agosto.
Una delle cose più belle che ho visto nel 2014 è stata la Costa d'Alabastro presso Étretat
Il tempo, fortunatamente, quel giorno era magnifico, ed io ero così rapita dalla bellezza del luogo da riuscire ad inerpicarmi su per la scogliera, fino in cima. Non avrei mai pensato di riuscirci, ma andando piano piano ce l'ho fatta. Dicono che l'amore faccia superare ogni ostacolo: nel mio caso, l'amore per la bellezza.

Settembre 2014

La foto ideale per rappresentare settembre dovrebbe essere una foto scolastica, ma non posso pubblicare le immagini dei miei alunni, quindi ho scelto una foto delle mie vacanze in Normandia che però ho scattato proprio pensando a loro. 
Questo è il portale del transetto sinistro della cattedrale di Chartres, splendidamente restaurato. Pensate che quello destro, non ancora ripulito, è tutto nero. 
Nei giorni in cui mi trovavo a Chartres non mi sono divertita affatto. Ero sfinita, stanchissima, stavo proprio male. 
Nemmeno la bellezza del luogo mi consolava.
Però continuavo a fotografare, pensando ai miei alunni, e alle lezioni sull'arte gotica che avrei potuto rendere più vive dicendo loro di aver visto questi capolavori con i miei occhi.
E anche questo è amore, mi sa.


Ottobre 2014
Ottobre: ogni anno, da circa 8 anni, i miei genitori organizzano un concerto. Un piccolo concerto di musica sacra. A volte riesce meglio, altre volte meno. Da quando c'è la crisi si fatica a trovare gli sponsor e quindi gli artisti. 
Meno male che Amalia Scardellato viene sempre, anche se il compenso non è adeguato alla sua bravura... ma lei è affezionata ai miei genitori e viene a cantare soprattutto per affetto. 
Ottobre non sarebbe ottobre senza sentire almeno una volta la sua voce armoniosa e cristallina.
Amore e bellezza riescono a far muovere alcuni tipi di persone, così come la ricchezza e il potere riescono a farne muovere altre... e l'odio altre ancora.
Questo mi fa pensare che, alla fin fine, non c'è nulla di più solido e reale dei sentimenti, nella nostra vita.
E questo vale per tutti.

Novembre 2014
Per novembre ho scelto una semplicissima foto autunnale, scattata una delle poche volte che sono riuscita ad uscire, Sono stata ammalata parecchio (tanto per cambiare) quindi non ho fatto un granché questo autunno.

Dicembre 2014

A dicembre 2014 c'erano ancora le rose fiorite. Incredibile, no?
Eppure... eccole, guardate che miracolo: senza nemmeno una foglia ma rosse, altere e bellissime.

Poi, dopo Natale ha nevicato, e sicuramente si saranno arrese anche loro, ma sono resistite abbastanza da permettermi di cogliere questa immagine, e di guadagnarsi tutta la mia ammirazione e il mio rispetto.

Prendiamo esempio da loro. 
Io cercherò di farlo: questo è il mio proposito per l'anno nuovo, l'unico che mi sento di fare.

Resistere, tenere duro, donare bellezza fino a quando si può. Il più a lungo possibile.

Buon Anno.

giovedì 27 novembre 2014

Nebbia

Quando ero bambina, mi piaceva la nebbia. 
Era una specie di magia, che trasformava il banale paesaggio di ogni giorno in un ambiente pieno di mistero e di avventura.
Mi piaceva fingere di perdermi nei prati, delle dimensioni di fazzoletti, che erano i rimasugli della campagna del mio paese, frettolosamente e irrimediabilmente convertito da una dimensione contadina ad una industrial-familiare (ah! i miracoli del nord est!).

La nebbia restringeva la visuale ed ampliava gli orizzonti. Proprio come faceva la siepe del colle per il Leopardi.

Uguale uguale.

Solo che io non sono diventata una poetessa famosa, ma forse è perchè io, per avere la nebbia, dovevo aspettare la stagione giusta, invece Giacomo, la siepe ce l'aveva tutto l'anno.

Comunque.

Il punto è che a me, da bambina, piaceva questa idea del non sapere cosa mi aspettasse, nascosto nella nebbia. Mi piaceva l'idea di perdermi, la possibilità di imboccare una strada nuova, anche per sbaglio, o magari apposta. 
Magari avrei voluto perdermi anche d'estate, ma il coraggio non ce l'avevo e la nebbia era un buon pretesto.




Invece adesso, che non sono più bambina, e che ho la patente, e che faccio ogni giorno le stesse strade per andare al lavoro, a fare la spesa e a pranzo dai miei, la nebbia non mi piace più.
A dirla tutta, la temo.
Al massimo mi piace guardarla dalla finestra, restando al calduccio di casa.
Guidare nella nebbia e sbagliare strada si può finire in un fosso, e farsi male, ma anche solo danneggiare l'auto sarebbe una tragedia, che senza, come ci vado al lavoro? E i soldi per pagare il carrozziere da dove li prendo? Che quest'anno, la tredicesima la dovrò investire in un PC portatile, perchè a scuola mi serve e quello in dotazione è un catorcio.

E i sogni sono sogni e la realtà è che la nebbia è umida, e fa venire i reumatismi e il mal di schiena.

E poi, dai, lo sanno tutti che Giacomo Leopardi era uno sfigato.


Eppure, che la nebbia piaccia o no, arriva la stagione sua, e tu comunque devi uscire, là fuori, e in casa non ci puoi restare.
Devi camminarci in mezzo, e non importa niente se hai l'automobile, tanto devi andare a passo d'uomo. 
Tanto vale che ci trovi qualcosa di buono.

Così ti ricordi di quando eri bambina e la nebbia ti piaceva, perchè cambiare strada era un'opportunità, e a te bastava non perdere te stessa. Tu e le tue gambe, un passo dopo l'altro, con attenzione, che il fosso ci poteva essere, anche in quel fazzoletto di campagna assediata dai capannoni.

E, siccome sei sempre stata miope, e ci vedevi poco, ti divertiva pensare che, nella nebbia, gli altri bambini, che ti chiamavano quattrocchi, erano cecati come te, anzi, di più. 
Perchè tu sapevi usare qualcos'altro per vedere: naso, piedi, mani. 
E cuore.
Ed è per questo che ne sei sempre uscita, dalla nebbia.
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