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giovedì 2 giugno 2011

pedofilia e chiesa: ancora silenzi imbarazzanti

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Non è la prima volta che pubblico le lettere di Graziano Guerra, presidente dell'associazione SOS Infanzia Onlus. Pochi mesi fa il sig. Guerra è stato anche insignito di una bella onorificenza, Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, come riconoscimento per il servizio svolto da volontario nella difesa dei minori in difficoltà.
Anche questa volta pubblico ciò che ha scritto perchè condivido in pieno il contenuto della sua lettera, parola per parola.
Perchè trasuda un'indignazione che è anche la mia.
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Un salesiano olandese di 73 anni, è un militante impegnato nel consiglio direttivo di un’associazione che chiede la liberalizzazione della pedofilia e la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni. Il sacerdote ha avuto problemi giudiziari per atti osceni in luogo pubblico.
Ma ciò che è ancora più inquietante è stata l’intervista che il suo diretto superiore, il delegato salesiano per l’Olanda, don Herman Spronk, ha rilasciato alla rete Rtl Nieuws.
Il sacerdote ha rivelato di essere da tempo a conoscenza della partecipazione del confratello alla vita dell’associazione e di non aver ritenuto di prendere provvedimenti nei confronti del prete salesiano. Alla domanda su che cosa ne pensasse dei rapporti sessuali tra adulti e bambini, Spronk ha risposto che «simili relazioni non sono necessariamente dannose» e si è chiesto se le «norme sociali alle quali tutti dovrebbero attenersi» non siano «troppo strette».

Io credo che Don Bosco si starà rivoltando nella tomba ma penso pure che questi pseudo-preti andrebbero ridotti allo stato laicale immediatamente.
Non ci bastano semplici scuse e non sono sufficienti proclamazioni indignate di lontananza ideologica da parte dei loro superiori salesiani. A queste orribili affermazioni, inaccettabili se proferite da chiunque e una bestemmia se pronunciate da un prete, servono misure straordinarie, urgenti e definitivamente risolutive.

Ma questo succede in Olanda, mentre da noi in Italia?

Nel 1994 un medico genovese denunciò don Riccardo Seppia, arrestato pochi giorni fa con le accuse di violenza su minore e cessione di sostanze stupefacenti, perché, a suo dire, il sacerdote aveva preso a tempestare di telefonate i suoi figli, due femmine di 10 e 13 anni, e un maschio di 15 anni. "Con loro perdeva ogni freno e pronunciava frasi blasfeme, pornografiche. Non riusciva a fermarsi e ogni volta sconvolgeva i ragazzi".
L'informazione mediatica riporta la notizia secondo la quale almeno tre cardinali e tre vescovi che si sono succeduti ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche liguri avevano disposto indagini informali, ma non avevano dato molta importanza alla cosa. Già venti anni fa la curia era a
conoscenza del fatto che in quella canonica si svolgevano feste hard omosessuali ma, a quanto pare, nulla è stato fatto per arginare questa deriva pericolosa.
Il silenzio imbarazzante di alcune curie, la presunzione di certe diocesi di poter tenere sempre tutto nascosto, l'ipocrita scelta di spostare da una parrocchia all'altra chi aveva queste perversioni, ha purtroppo causato danni incalcolabili alle vittime veicolando inoltre un cattivo esempio a tutta la comunità cristiana.
Forse c'è davvero bisogno di fare una pulizia drastica, a partire dai seminari per arrivare alle sacrestie. L'impegno profuso di tantissimi missionari, bravi pastori di anime, preti animati da vocazioni esemplari, non può essere lordato da questo letame.
La chiesa tutta deve avere la forza ed il coraggio di continuare a proclamare la sacra inviolabilità dei bambini cacciando letteralmente fuori chi si macchia di simili crimini contro l'umanità. Da cattolico mi sento offeso, da genitore provo indignazione, come presidente di questa associazione mi auguro che dalle parole ai fatti si passi in fretta poiché alle buone intenzioni del Vaticano devono necessariamente seguire prese di posizione forti ed irrinunciabili, senza alcun tentennamento, senza se e senza ma.

Cav. Graziano Guerra, Presidente S.o.s. Infanzia Onlus
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mercoledì 14 aprile 2010

Siamo tutti sempre dalla parte dei bambini?

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Pubblico la lettera di Graziano Guerra perchè, pur mantenendo un atteggiamento critico verso la Chiesa Cattolica intesa come "Ente", sono sinceramente stufa delle generalizzazioni e dei commenti superficiali che continuo a leggere su Internet. Ascolto invece volentieri la voce di chi, da anni, si batte contro questo problema, con costanza e serietà. Non ci si improvvisa "antipedofili" da un giorno all'altro. E purtroppo so cosa vuol dire cercare di stare vicino ad una persona vittima di abusi... e non riuscirci... per mancanza di esperienza, di forza d'animo e di coraggio. Se vorrete commentare, so che lo farete con serietà e riflettendo, come sempre fate.
Grazie.
Mara

Non si fa altro che parlare di pedofilia e chiesa mentre si continuano ad ignorare le attività quotidiane delle associazioni in prima linea contro gli abusi sui minori.
Tali attività a contrasto della pedofilia non evidenziano, come vorrebbero far credere i massmedia, una percentuale maggiore di pedofili tra i religiosi ma nonostante non ci sia alcun fondamento scientifico a tali notizie si continua a veicolare un messaggio fuorviante.

Se è vero, come è vero, che un abuso perpetrato da un sacerdote è sicuramente molto grave perché compiuto da una figura che rappresenta un “padre” anche se spirituale, è altrettanto vero che, purtroppo, sono statisticamente molto più numerosi gli abusanti padri biologici e tanti
altri educatori.
Credere che la pedofilia stia nella chiesa vanifica lo sforzo di sensibilizzazione ed informazione compiuto dalle associazioni come la nostra che da decenni si occupano di questo.
Credere ad un messaggio così distorto, e lontano dalla realtà, significherebbe non avere imparato nulla dai monitoraggi svolti, qui a Vicenza e a Treviso, e vorrebbe dire che le migliaia di testimonianze ricevute di abusi subiti ad opera di parenti ed educatori vari risulterebbero ancora una volta inascoltate.
Ma probabilmente il coraggio di "mettere in piazza" i "panni sporchi" che ha avuto la chiesa cattolica è l'unico scoop in grado di far parlare di pedofilia, considerato che nessun'altra istituzione fino ad oggi, a partire dalla famiglia e la scuola, ha ancora avuto il coraggio di farlo.

Oggi tutti si indignano e mettono sotto accusa la chiesa ma quanti possono dire di essere sempre stati dalla parte dei bambini?
Quanti preposti alla tutela dei minori, educatori, e adulti in generale possono dire di avere sempre prestato attenzione ai diritti dei bambini?
Solo per fare un esempio, questa associazione da diversi anni invia comunicati, informa periodicamente le scuole, avvisa attraverso la propria newsletter, della necessità di informarsi preventivamente sulla serietà, professionalità e rigore morale di chi organizza e gestisce, ad esempio, i centri estivi; su chi nelle scuole, sia pubbliche che private, enti pubblici e privati si occupano di educazione e formazione dei nostri figli. Quanti hanno accolto questo invito? Sicuramente non tutti, considerando che proprio oggi la cronaca riporta la traduzione in carcere di un tale che, guarda caso, nelle scuole del vicentino e del trevigiano era ospite per divulgare
le sue attività “educative” rivolte ai minori. Alcuni di questi incontri organizzati e divulgati anche da informa giovani comunali!

Oggi nessuno può dire “io non sapevo” ma per noi dovere affermare “l’avevo detto” è solo una triste conferma dell’inadeguatezza di molti adulti preposti alla tutela dei minori.
Probabilmente dovremmo un po’ tutti avere l’umiltà di ricercare la verità anche nel concetto di pedofilia, allora quella verità ci renderà finalmente liberi di capire, sicuramente liberi ma forse non tutti assolti.

Graziano Guerra
Presidente S.o.s. Infanzia Onlus

venerdì 5 febbraio 2010

Solidarietà ai pedofili?

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Lettera di Graziano Guerra, Presidente di S. O. S. Infanzia Onlus (1 febbraio 2010)


La cronaca di questi giorni ha evidenziato alcuni fatti accaduti, o presunti tali, di abusi sui minori. Come accade spesso gli adulti rimangono stupiti, increduli, per non parlare degli abusanti che manifestano complotti a loro carico organizzati dalla criminalità o dagli stessi genitori delle vittime.
Un articolo di un quotidiano nazionale ieri riportava un fatto accaduto ad una bambina di 10 anni che avrebbe subito violenze sessuali dallo zio, fratello del padre.
Usiamo il condizionale "avrebbe" perché il nostro ordinamento giuridico prevede che anche in presenza di una condanna in primo grado a 8 anni di reclusione, come in questo caso, si prevedano altri gradi di giudizio ai quali il condannato può accedere prima che diventi definitiva la condanna.
Il padre, nonostante il fratello fosse già stato condannato a 4 anni di reclusione per un fatto analogo, non aveva creduto che fosse colpevole allora come a quanto raccontato da sua figlia in questo caso. Anche di fronte ad un personaggio recidivo e alla sua bambina che disperatamente raccontava che lo zio "giocava" al dottore con lei esternò alla madre questa aberrante giustificazione: "i bambini, si sa, a volte travisano la realtà."

A completare un articolo di cronaca cittadina, pochi giorni fa, il giornalista riportava un interrogativo emerso da alcuni genitori: "chissà qual è la verità". In questo caso ci si riferiva al trasferimento in carcere di un soggetto che deve scontare una sentenza definitiva per violenza su un ragazzino.
Già, chissà qual è la verità se non crediamo nemmeno più ad una sentenza definitiva di un tribunale italiano che condanna a 5 anni di reclusione un uomo che aveva abusato sessualmente di un ragazzino!
Dovremo forse immaginare che "in nome del popolo italiano" sono accettabili solo le verità che ci fanno comodo? E soprattutto dobbiamo forse manifestare benevolenza e assoluzione per chi svolge una stimata professione?
La giustizia dovrebbe quindi tenere conto che un abusante, condannato e messo in carcere per pedofilia, andrebbe rimesso in libertà in virtù delle sue "eroiche gesta" magari di allenatore di calcio? Si ipotizzano inoltre anche raccolta di fondi per aiutare…la famiglia dell'abusante!!!
In un altro fatto di presunti abusi su un ragazzino della nostra provincia l'indagato proclama la solidarietà ricevuta da tanti genitori (a suo dire). E le vittime? 

Talune volte nei processi per pedofilia si manifestano collegamenti ad una pseudo-cultura secondo la quale già nell'antica Grecia e poi ancora più avanti nella storia i bambini venivano iniziati (e vengono ancora oggi iniziati in alcune tribù) mediante dei riti sessuali ai quali erano sottoposti dagli anziani dei villaggi. In questi casi si vorrebbe far passare l'idea che quei bambini non essendo costretti, obbligati a soggiacere a tali pratiche tutto sommato non subiscono violenza.
Per fare un esempio paragonabile si potrebbe allora considerare che un genitore o un adulto che esercita un carisma su un bambino può tranquillamente far visionare un video pornografico ad un bambino o farlo assistere ad un rapporto sessuale se non c'è costrizione. Alcuni adulti credono che in fin dei conti non è poi così grave o che tanto poi da grandi dimenticano!
Ma per fortuna viviamo in Italia, non nel far west, in uno stato di diritto e godiamo di una legislazione in materia (non tribale ma italiana) in materia di tutela dei minori e vorremmo brevemente ricordare quanto segue: 

La condotta vietata dall'art. 609 bis c.p. comprende, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, anche se non esplicato attraverso il contatto fisico diretto con il soggetto passivo, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà dell'individuo attraverso l'eccitazione o il soddisfacimento dell'istinto sessuale dell'abusante.
La Cassazione ha affermato che il requisito della induzione a compiere atti sessuali si realizza quando, con un'opera di persuasione spesso sottile o subdola, l'abusante spinge o convince l'altra persona a sottostare ad atti che diversamente non avrebbe compiuto.
Non vi è dubbio quindi che siano ravvisabili gli estremi della induzione anche quando si fa credere che si tratta di un gioco, una prova, una sorta di iniziazione al mondo adulto, un gesto di "amore" tra adulto e bambino e così, in modo subdolo e sottile, l'abusante convince i bambini ad assistere o a compiere determinati atti sessuali.

Proprio in questi giorni il nostro Parlamento sta per ratificare la legge che prevede anche il reato di cultura pedofila al fine di contrastare e punire anche gli adulti che "plasmano" a proprio piacimento i bambini con teorie farneticanti secondo le quali se un bambino non viene costretto l'adulto ha il diritto di fargli fare o farlo assistere ad atti sessuali.
Le giustificazioni storiche che si rifanno ad antiche tradizioni sono un classico escamotage per molti pervertiti ma una società evoluta come la nostra le ha ritenute da tempo superate e dannose per i bambini e non c'è oggi persona dotata di buon senso che non abbia acquisito tale consapevolezza.
Noi siamo del parere che questi personaggi vanno fermati, se fosse possibile curati, ma sicuramente va loro impedito, in perpetuo, di avere a che fare con i minori, in tutti i sensi. La legge lo prevede e
fortunatamente viviamo in uno stato di diritto che sa opportunamente valutare e giudicare questi fatti.

Non ci preoccupiamo degli abusanti, o delle loro farneticazioni, che anche dal carcere negano sempre anche i fatti più evidenti, non abbiamo mai conosciuto nessuno che si sia proclamato colpevole, e la nostra esperienza ci conforta nel testimoniare che di loro si occupano adeguatamente gli organi preposti.
Quello che invece crea amarezza è la paura del mondo adulto, di quanti si dovrebbero preoccupare dei propri ed altrui figli.
Ci chiediamo come mai ci sia tanta solidarietà agli adulti indagati o condannati e non si pensa ai tanti bambini con i quali hanno avuto a che fare durante i periodi nei quali erano loro affidati.
Se è comprensibile che i genitori siano a volte inconsapevoli delle perversioni di chi, anche solo temporaneamente, riceve in affidamento i figli, si fatica a comprendere la negazione sistematica di violenze subite quando vengono raccontate dai bambini.

Ed ancora come mai a tanto affetto per chi è indagato o condannato non si contrappone almeno uguale sostegno alle vittime?
Perché non abbiamo letto una sola voce che chiede rispetto e dignità per i bambini vittime o presunte tali?
Sarebbe come dire che di fronte ad un omicidio ci sentiamo più solidali con l'assassino che con il defunto?
Queste situazioni infliggono ulteriori violenze a quei bambini che urlano nel silenzio assordante di adulti irresponsabili. Dove sono gli adulti, uomini nel vero senso della parola? Il sonno della ragione ha addormentato le nostre coscienze o siamo tutti pronti ad indignarci e a chiedere rispetto solo per gli animali?
E per finire: spesso accade che i condannati per pedofilia siano recidivi, come mai alcune scuole, enti pubblici e privati hanno dato ospitalità e credito a questi personaggi, favorendo in tal senso le opportunità al perpetuarsi delle loro nefandezze?
Forse bisognerebbe un pò interrogarsi su questi ultimi aspetti relativi alla pedofilia, organizzare degli incontri formativi rivolti ai genitori, agli insegnanti e a tutto il mondo adulto per conoscere, al fine di capire la complessa dinamica di queste perversioni che purtroppo causano vittime che appartengono ad un fenomeno ancora largamente sommerso.

Diamo voce ai più piccoli, parliamo in nome e per conto dei loro diritti, facciamoci portavoce dei valori universali per riaffermare il sacrosanto diritto di ogni bambino di essere rispettato e tutelato. Non c'è pace senza giustizia diceva Papa Giovanni Paolo II, aiutiamo quindi la giustizia avendo il coraggio di proclamare la verità, anche quando è scomoda, anche quando dobbiamo ammettere che la serenità e la pace dei nostri figli sono più importanti delle nostre false certezze e del quieto vivere di noi adulti.
Oltre ad invitare tutti a non avere paura, a denunciare sempre qualsiasi violazione della sacralità dei diritti dei bambini, ricordiamo sempre lo slogan di Martin Luther King affinchè sia per tutti un monito per agire nell'interesse superiore del Bambino.

"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio
spaventoso delle persone oneste."
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martedì 1 dicembre 2009

SOS Infanzia: Riguardo ad Internet

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Qualche tempo fa mi è arrivata una lunga e-mail circolare del Presidente dell'Associazione SOS Infanzia, che avvertiva gli iscritti e i simpatizzanti di aver abbandonato (come associazione) il social network "Facebook" e ne spiegava le motivazioni.
Mi piace moltissimo il modo di scrivere di quest'uomo, la passione che mette nelle battaglie della sua Associazione, e gli ho chiesto il permesso di pubblicare, almeno in parte, la sua lettera (dato che è lunghissima).
Ho trovato infatti molto interessanti le sue osservazioni sul rapporto che corre tra educazione e nuove tecnologie. Spero che troviate il tempo per leggerle con attenzione, e se vi interessa, anche di visitare il sito dell'Associazione:

www.sosinfanzia.org

Questa non vuole essere una battaglia “contro” Facebook ma un impegno “per” i minori, sempre con l’obiettivo di essere per loro modello di riferimento nel tentativo di favorire sistemi di comunicazione e di relazione che favoriscano le esperienze reali e interpersonali piuttosto che virtuali.
Internet è uno strumento indispensabile e fondamentale per le comunicazioni, la conoscenza, ed ha favorito in modo innovativo a veicolare la globalizzazione anche del sapere.
E’ uno strumento, un elettrodomestico al pari di un televisore ed è pericoloso solo in base all’uso che se ne fa soprattutto in rapporto all’utilizzo che ne fanno i minori.
E’ dimostrato e riportato in letteratura che quanto più tempo un bambino passa davanti a uno schermo, tanto meno egli risulta socievole ed altruista, proprio perché in lui si riducono i tempi e le opportunità, e di conseguenza le motivazioni all’esperienza.
Sentiamo il dovere di non favorire l’ipocrisia e la falsa coscienza di una rappresentazione virtuale dell’esistenza, dove saltimbanchi, buffoni ed imbonitori uniformano la cultura popolare nel nulla televisivo per esempio, o dove le conoscenze virtuali diventano per i nostri ragazzi un modo per
nascondersi e spostare sempre più in avanti il momento fondamentale per fare esperienze reali e maturare. Se i nostri giovani trovano spazio solo all’interno di una stanza chiusa o di un monitor significa che noi adulti abbiamo rinunciato al nostro ruolo di guida e di modello per i giovani
cedendo, arrendevolmente, il posto prima alla tv ed in ultima analisi alle nuove tecnologie informatiche, ad internet.
Internet che proietta in un mondo che non è quello reale, che non è quello dello spazio fisico, ma è senza spazio, senza confini fisici.
Questa società ha bisogno di veri padri e vere madri, di insegnanti motivati e di umili animatori, di educatori, insomma, che con amore e donazione sappiano essere modelli di riferimento dimostrando quanto è più bella una vita costruita sull'amore, sulla giustizia, sulla onestà, sul rispetto reciproco, sulla verità.
E quando un bambino o un adolescente avrà acquisito i valori più importanti , non solo distoglierà la sua attenzione dalle cose vuote, ma avrà imparato a dare un senso profondo alla propria esistenza.
I nostri giovani scappano e si nascondono in internet perché non abbiamo fornito una prospettiva diversa dal fallimentare e ossessivo luogo di rappresentazione, alla concretezza della logica di mercato che valorizza solo ciò che possiede un valore immediato o un interesse di tornaconto
personale.
Oggi vale solo ciò che è rappresentato su un video, poco importano i contenuti in un mondo virtuale dove ogni cosa ne vale un’altra.
Ci dobbiamo impegnare per riaffermare i veri valori della vita, incentivando forme diverse di socializzazione. Formazione ed educazione che consista nello stimolare il recupero e la valorizzazione di una risorsa interiore, di una forma mentis creativa e ricreativa, risvegliando una coscienza personale, individuale, di cui ogni soggetto costituisce un’esperienza, una vita ed un dialogo vero che possano riunire, fare incontrare le persone tra di loro per ritrovarsi nell’insieme di persone diverse.
E’ importante promuovere valori educativi e culturali che mirino ad ottenere il fondamentale obiettivo di recuperare e tutelare le specificità di ogni singolo minore nella loro unicità.
Porre in atto un argine diffuso e condiviso contro la violenta invasione del pensiero unico veicolato dai massmedia e al tentativo di uniformare le coscienze che la cultura consumistica ha l’esigenza di ottenere.
Forse un po’ tutti noi adulti ci siamo nascosti, impauriti forse dalle nuove tecnologie, sicuramente impreparati ma siamo anche capaci di accettare la sfida educativa e ritrovare lo stimolo e la forza di insegnare ai nostri figli non a nascondersi in internet ma magari di giocare a nascondino.

Il Presidente Graziano Guerra

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domenica 22 novembre 2009

Giornata mondiale dei diritti del fanciullo

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Ho ricevuto ieri l'altro questa e-mail dal Presidente dell'Associazione SOS Infanzia. Purtroppo l'ho letta solo oggi, perchè ho dei problemi di connessione in questi giorni, ma non credo che pubblicarla con un po' di ritardo tolga qualcosa al suo valore.

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20 Novembre 2009 nel ventennale della Giornata mondiale dei diritti del fanciullo

Nel ventennale della carta dei diritti dell'infanzia dell'ONU che si celebra il 20 novembre, crediamo sia opportuno riflettere sulla testimonianza appena ricevuta che alleghiamo alla presente. Ancora una volta un'ulteriore testimonianza che punta il dito sui reali responsabili della violenza all'infanzia che non sono unicamente riconducibili al pedofilo il quale si alimenta di connivenze spesso in ambito familiare. Rimangono una serie di interrogativi pressanti, comuni denominatori in tante testimonianze ricevute, purtroppo ancora senza sufficienti e adeguate risposte: chi si pre-occupa che tutto questo non accada? Quali scelte politiche, sociali e umane sono state messe in atto per contrastare seriamente questo fenomeno largamente sommerso?
A vent'anni di distanza dalla Convenzione dell'ONU cosa è stato fatto? Purtroppo dopo dieci anni che siamo impegnati in questo fronte dobbiamo amaramente constatare che se da un lato la legislazione in termini di repressione del fenomeno ha tentato di arginare il dilagare dei reati contro i minori, dall'altro lato, quello della prevenzione, c'è un vuoto quasi assoluto.

Mancano serie programmazioni educative e formative a partire dalla scuola di ogni ordine e grado, informazione e formazione alle famiglie, agli operatori sociali ed educatori in generale. E' un tabù culturale che rimane relegato nei meandri della nostra mente salvo poi celebrarlo in manifestazioni ed eventi annuali dove tutti si incensano con dichiarazioni di principio e proclamano buone intenzioni, lasciando poi trascorrere un altro anno per ritrovarci tutti a ridire puntualmente le stesse cose.
Siamo felici che dal Papa al Presidente della Repubblica giungano auspici affinchè agli abusi sui minori si contrappongano adeguate contromisure, ma se alle sacrosante aspettative non sapremo affiancare la concreta attuazione di interventi preventivi temo rimarranno ancora speranze vane.


Graziano Guerra


"Viviamo in una società che si definisce moderna e civile, eppure usiamo e buttiamo i bambini alla stregua di un giocattolo, li usiamo come e quando vogliamo finchè ci fa comodo. [...] Chi mi ridarà la serenità che avevo prima dei miei 5 anni? Chi ridarà a tutti i bambini violati nella loro innocenza una famiglia sana, dei parenti che li facciano sentire tutelati, degli educatori che sappiano cogliere le richieste di aiuto attraverso un tema, dei professionisti capaci che non si limitino a prescrivere pillole ma a raccogliere il grido disperato di aiuto? Forse la Carta dell'Onu? [...] Ciò che continuo a non capire, e a non perdonare, sono tutti i comportamenti adottati dai parenti, a partire proprio dai miei genitori. Non posso scusare chi doveva essere al mio fianco quando avevo bisogno ed aveva la massima responsabilità. Se non sai fare il genitore è meglio che tu non metta al mondo dei figli. Se non sai cosa fare quando capitano queste cose non sei degno di essere genitore. Io ora sono serena, certo i danni causati sono irreparabili, inutile nasconderlo. Ho però raggiunto il mio equilibrio che tuttavia non sarà mai lo stesso di chi ha avuto la fortuna di avere un'infanzia serena. Tutti oggi si preoccupano di fare dichiarazioni sui diritti dei bambini ma la maggioranza di questi si preoccupa quando è già avvenuta la violenza: le leggi, le pene, i bambini abusati….il danno è già fatto. Ma lo vogliamo capire o no che l'obiettivo da raggiungere è fare in modo che tutto ciò non accada? Perché non ci preoccupiamo di formare futuri genitori che sappiano compiere il loro dovere? C'è ora allo studio il patentino per i cani a quando il patentino per i genitori? Dovremmo aspettare che qualche figlio li morda? Il guaio è che se dovessi mordere tutti quelli che mi hanno fatto del male rimarrei senza denti!!! Purtroppo la società guarda con sufficienza questo problema, prego vivamente che non capiti a nessuno, neppure al mio peggior nemico. Grazie Sos Infanzia.
Giuliana"
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