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venerdì 28 dicembre 2012

Lezioni pratiche di storia dell'arte: Wiligelmo, Storie della Genesi

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Insegnare la storia dell'arte alle scuole medie non è tanto facile: gli alunni dagli 11 ai 14 anni attraversano una fase di passaggio in cui l'apprendimento, da pratico (come è impostato alle scuole elementari) si fa più teorico. Non è un passaggio facile, e i tempi di maturazione non sono uguali per tutti. Per questo motivo io prediligo le "lezioni pratiche" di storia dell'arte, in cui abbino degli elaborati, dei disegni, agli argomenti teorici. In questo modo le nozioni rimangono meglio ancorate alla memoria degli alunni.
Per spiegare la scultura medioevale in seconda media (ok, ok, adesso si chiama Scuola Secondaria di Primo Grado, ma mi sta così antipatico questo nome lungo e pretenzioso! e poi mi capite tutti meglio se la chiamo Scuola Media, anche i non addetti ai lavori, giusto?) ho scelto "Le Storie della Genesi" di Wiligelmo, e ho sintetizzato e semplificato al massimo le spiegazioni, molto più esaurienti, che ho trovato su Wikipedia e su alcuni libri di testo. In più, le ho abbinate ai grafici che travate pubblicati qui, perchè spesso le foto che si trovano sui libri sono scure, piccole, e di non chiara lettura.
I grafici li ho disegnati io, come ho disegnato io la piccola storia a sequenze in "stile Wiligelmo" che ho creato come esempio per l'esercitazione pratica che stanno svolgendo i ragazzi, e che dopo le vacanze di Natale spero di pubblicare sulla Casa sulle zampe di gallina.

WILIGELMO - STORIE DELLA GENESI

schema del pannello 1

schema del pannello 2

Nelle chiese romaniche i capitelli delle colonne e il portale d’accesso sono spesso riccamente decorati con sculture raffiguranti scene religiose o animali simbolici.
Le sculture preparavano il fedele a quanto avrebbe ascoltato in chiesa: per questo le figure dovevano essere semplici e facilmente comprensibili ad un pubblico in gran parte analfabeta.
Sulla facciata del duomo di Modena, ad esempio, spiccano le sculture di Wiligelmo, che narrano le storie della Genesi, il primo libro della Bibbia.
Le “Storie della Genesi” di Wiligelmo sono quattro pannelli contenenti dei bassorilievi, situati sulla facciata del Duomo di Modena. 
Essi raffigurano delle scene in sequenza: il primo pannello raffigura la creazione dell'uomo, della donna e il peccato originale.
Il secondo raffigura la cacciata dal Paradiso Terrestre: Dio rimprovera Adamo ed Eva, che esprimono la loro vergogna e disperazione portandosi la mano al volto. Adamo ed Eva vengono cacciati da un angelo con la spada sguainata.
L’ultima scena mostra i Progenitori costretti al faticoso lavoro nei campi.
schema del pannello 3

Nel terzo bassorilievo sono rappresentati il sacrificio di Caino e Abele, l’uccisione di Abele e il rimprovero divino. Caino offre i doni all'ara del Signore, che guarda solo Abele. Caino uccide Abele con una tremenda bastonata. Caino viene rimproverato da Dio che solleva su di lui la mano nel gesto di condanna e maledizione.
schema del pannello 4

Nell’ultimo pannello sono rappresentati:  l’uccisione di Caino, l'arca del diluvio con Noè e la moglie affacciati, uscita di Noè e dei figli dall'arca. La vicenda del cieco Lamech che uccide Caino con una freccia alla gola, scambiandolo per un animale non è narrata nella Bibbia, ma appartiene alle storie della tradizione ebraica.

I personaggi sono rappresentati con uno stile a prima vista rozzo ed infantile: le proporzioni ad esempio non sono rispettate, mancano i dettagli, i visi si assomigliano tutti.
In realtà questo rende le figure più espressive: la testa e le mani sono grandi rispetto al resto del corpo perché attraverso la gestualità e le espressioni del viso si possa cogliere immediatamente il significato della scena.

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rielaborazione dell'opera di Wiligelmo - tecnica mista



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lunedì 2 aprile 2012

MANIFESTI DI PROPAGANDA (1941 – il piano quadriennale di Hitler)

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LETTURA DI UN’IMMAGINE: IL MANIFESTO DI PROPAGANDA

Questa esercitazione di lettura dell’immagine è stata da me realizzata come lezione per ragazzi di III media (Scuola Secondaria di I grado) prendendo spunto da alcune immagini tratte dall’Enciclopedia “I grandi pittori” dell’Istituto Geografico De Agostini (1998). Nel corso degli anni è stata più volte modificata e ampliata, con l’aggiunta recente di alcuni grafici per la comprensione della composizione delle immagini. La sua pubblicazione su Internet permette inoltre l’aggiunta di link ad alcuni siti per ulteriori approfondimenti.
Essa ha l’obiettivo di far capire agli alunni i meccanismi psicologici utilizzati dalla propaganda per convincere le persone a comportarsi in un determinato modo o a prendere determinate decisioni.
È un esempio di come due discipline come Arte e Immagine e Storia siano strettamente collegate.

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1941 – il piano quadriennale di Hitler
questo manifesto di propaganda nazista del 1941 è una celebrazione e un ricordo del piano quadriennale varato da Hitler nel 1936 e affidato al ministro Hermann Goering. Il nuovo e ambizioso programma proposto da Hitler prevedeva un piano economico basato sul potenziamento dell’industria bellica e sul raggiungimento dell’autosufficienza in tutti gli altri settori.

ANALISI DELL’IMMAGINE
Da un punto di vista grafico, l’immagine si basa su uno schema formato da linee diagonali che si intersecano, creando un effetto di dinamismo, ma anche, allo stesso tempo, di equilibrio visivo.
 

Schema  n° 1 - linee compositive diagonali
Le diagonali più evidenti sono quelle formate dagli aerei in volo e dai cannoni puntati, che danno una forte impressione di movimento in avanti: un’impressione che si sposa benissimo con l’intento del manifesto, che è quella di infondere in chi lo guarda un senso di esaltazione, di fiducia nel progresso e nella forza della propria nazione.
 







Schema n° 2 - diagonali e colori
In senso opposto abbiamo le diagonali formate dai colori dello sfondo, (che non a caso sono gli stessi della bandiera tedesca) rafforzate dalle nuvole e dal fumo che esce dalle ciminiere delle fabbriche. Queste altre diagonali creano con le precedenti un equilibrio compositivo che dà all’immagine un senso generale di stabilità.
Il testo che compare nel manifesto “Der Vierahresplan” è allo stesso tempo titolo e slogan. I caratteri usati sono quelli gotici e, assieme ai colori dell’immagine, suggeriscono un forte sentimento di nazionalismo e appartenenza alla Nazione tedesca.
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sabato 31 marzo 2012

MANIFESTI DI PROPAGANDA (1933 – propaganda nazista contro gli ebrei)

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LETTURA DI UN’IMMAGINE: IL MANIFESTO DI PROPAGANDA

Questa esercitazione di lettura dell’immagine è stata da me realizzata come lezione per ragazzi di III media (Scuola Secondaria di I grado) prendendo spunto da alcune immagini tratte dall’Enciclopedia “I grandi pittori” dell’Istituto Geografico De Agostini (1998). Nel corso degli anni è stata più volte modificata e ampliata, con l’aggiunta recente di alcuni grafici per la comprensione della composizione delle immagini. La sua pubblicazione su Internet permette inoltre l’aggiunta di link ad alcuni siti per ulteriori approfondimenti.
Essa ha l’obiettivo di far capire agli alunni i meccanismi psicologici utilizzati dalla propaganda per convincere le persone a comportarsi in un determinato modo o a prendere determinate decisioni.
È un esempio di come due discipline come Arte e Immagine e Storia siano strettamente collegate.

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Oltre ai comunisti, erano gli Ebrei a venire indicati dai nazisti come la causa di tutti i mali della Germania.
I semi di questa propaganda razzista avrebbero più tardi generato la tragedia dell’Olocausto.

ANALISI DELL’IMMAGINE
Il manifesto reca la scritta: ”L’ebreo errante” (l’ebreo errante è una figura leggendaria della mitologia cristiana, che rappresenta metaforicamente la diaspora del popolo ebraico) con caratteri che imitano l’alfabeto ebraico. 


esempi di segnali di pericolo in giallo e nero
I colori prevalenti sul manifesto sono il giallo e il nero, un abbinamento dal valore fortemente simbolico, ancora oggi usato nella segnaletica che indica pericolo: il giallo e il nero sono infatti due colori che in natura si trovano su animali velenosi come le vespe e le api.
Il personaggio del manifesto, rappresentato come un vecchio dall’aspetto sgradevole, reca con sé due simboli eloquenti: delle monete in una mano (gli ebrei venivano rappresentati come un popolo avido di denaro) e sotto il braccio quella che veniva presentata come la sua vera terra d’origine: la Russia comunista, marchiata con il simbolo della falce e martello.

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mercoledì 28 marzo 2012

MANIFESTI DI PROPAGANDA (1914 - Campagna di reclutamento inglese I Guerra Mondiale) - 2

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(N°2)
AVVERTENZE:
Questa esercitazione di lettura dell’immagine è stata da me realizzata come lezione per ragazzi di III media (Scuola Secondaria di I grado) prendendo spunto da alcune immagini tratte dall’Enciclopedia “I grandi pittori” dell’Istituto Geografico De Agostini (1998). Nel corso degli anni è stata più volte modificata e ampliata, con l’aggiunta recente di alcuni grafici per la comprensione della composizione delle immagini. La sua pubblicazione su Internet permette inoltre l’aggiunta di link ad alcuni siti per ulteriori approfondimenti.
Essa ha l’obiettivo di far capire agli alunni i meccanismi psicologici utilizzati dalla propaganda per convincere le persone a comportarsi in un determinato modo o a prendere determinate decisioni.
È un esempio di come due discipline come Arte e Immagine e Storia siano strettamente collegate.

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Savile Lumley
Per commentare questo manifesto, sempre riguardante l’arruolamento dei volontari inglesi durante la I Guerra Mondiale, vi propongo le descrizioni guidate fatte da alcune mie alunne di III Media (oggi si chiama “Secondaria di I grado) nell’anno scolastico 2003/04. Sono molto efficaci ed immediate, ed alcune esprimono anche delle riflessioni personali piuttosto acute se si pensa che sono state scritte da persone di 13 anni
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Questo manifesto di propaganda ritrae un’allegra famigliola che passa una giornata festiva tutti insieme nel salotto di casa. Gli elementi che ricordano la guerra sono due: il libro illustrato sulla guerra e i soldatini in miniatura e il cannone giocattolo con cui il bambino sta giocando. Lo slogan, che è scritto in basso, dice: “Daddy, what did YOU do in the Great War?” e significa: “Papà, che cosa hai fatto tu nella Grande Guerra?”. Delle tre persone è la bambina con il libro che parla e dice questo. Secondo me, l’elemento usato per convincere le persone ad arruolarsi è lo slogan detto dalla bambina, perché nella figura il padre non sa cosa rispondere perché lui non c’è stato, in guerra. E la gente, per non avere questo “peso” o “rimorso” sulla coscienza, preferì andarci.
Lara, classe III, a. s. 2003-04
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La scena si svolge nel salotto di una casa inglese dei primi del Novecento. Gli elementi che esplicitamente ricordano la guerra sono i soldatini con cui sta giocando il bambino, ma dopo aver letto lo slogan che dice: “Papà, cosa hai fatto tu nella Grande Guerra?”, si può capire che il libro aperto sulle gambe della bambina è un libro di storia che parla della I° Guerra Mondiale. La frase dello slogan è pronunciata dalla bambina che sta leggendo il libro in braccio al padre. Gli elementi usati per convincere l’uomo ad arruolarsi sono, prima di tutto, il rimorso e la vergogna che proverà per non aver partecipato e quindi per non potere raccontare ai figli ciò che ha fatto durante la guerra. Questo è lo scopo del manifesto: convincere i giovani ad arruolarsi come volontari nell’esercito.
Lucia, classe III, anno scol. 2003-04
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La scena si svolge in un salotto.
Gli elementi che ricordano la guerra sono i soldatini con cui sta giocando il bambino (ed il libro che sta leggendo la
bambina in braccio al papà).
Lo slogan dice: - Papà, cosa hai fatto TU nella I Guerra Mondiale?-
La frase la pronuncia la bambina in braccio del papà.
Gli elementi usati per convincere la persona ad arruolarsi sono: un forte senso di rimorso per non aver partecipato
alla guerra, e poi, cosa dirà il padre a sua figlia quando gli chiederà cosa ha fatto in guerra se lui non c’è andato?
Chiara, classe III, anno scol. 2003-04....................................
La scena si svolge nel salotto di una casa inglese. I soldatini e il cannone con cui sta giocando il bambino e il libro che sta leggendo la bimba, ricordano la guerra. Lo slogan dice: - Papà, TU cosa hai fatto nella Grande Guerra?- La frase è pronunciata dalla bimba seduta sulle ginocchia del papà. Gli elementi usati per convincere la persona ad arruolarsi sono: la pessima figura che si farà di fronte ai propri figli quando ti chiederanno cosa hai fatto per il bene della patria, e il rimorso per non essersi battuti per la propria nazione.
Sofia, classe III, anno scol. 2003-04....................................
La scena si svolge in una casa inglese, il bambino ricorda la I Guerra Mondiale perché sta giocando con dei soldatini e un piccolo cannoncino; la bambina sta probabilmente leggendo un libro sulla Guerra e interroga suo padre e gli domanda: “Papà, cosa hai fatto TU nella Grande Guerra?”. L’uomo è pensoso perché probabilmente non ha fatto nulla e non si è arruolato. Secondo me la scena dà un notevole impatto psicologico perché i giovani, pensando all’umiliazione di non aver fatto nulla di fronte alle domande dei propri figli, si convinceranno a partecipare alla guerra e poter, un giorno, parlare ai propri figli delle grandi imprese che avevano compiuto.
Anna, classe III, anno scol. 2003-04....................................

martedì 27 marzo 2012

MANIFESTI DI PROPAGANDA (1914 - Campagna di reclutamento inglese I Guerra Mondiale) - 1

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(N°1)
AVVERTENZE:
Questa esercitazione di lettura dell’immagine è stata da me realizzata come lezione per ragazzi di III media (Scuola Secondaria di I grado) prendendo spunto da alcune immagini tratte dall’Enciclopedia “I grandi pittori” dell’Istituto Geografico De Agostini (1998). Nel corso degli anni è stata più volte modificata e ampliata, con l’aggiunta recente di alcuni grafici per la comprensione della composizione delle immagini. La sua pubblicazione su Internet permette inoltre l’aggiunta di link ad alcuni siti per ulteriori approfondimenti.
Essa ha l’obiettivo di far capire agli alunni i meccanismi psicologici utilizzati dalla propaganda per convincere le persone a comportarsi in un determinato modo o a prendere determinate decisioni.
È un esempio di come due discipline come Arte e Immagine e Storia siano strettamente collegate.


1914 - Campagna di reclutamento inglese I Guerra Mondiale

Alfred Leete, "Britons, Lord Kitchener wants You", 1914
  
Questo è uno dei più famosi manifesti diffusi durante i primi mesi della Grande Guerra dal comitato inglese di reclutamento. Il consiglio dei ministri, contrario alla leva obbligatoria, dovette puntare sull’arruolamento di volontari. Il fervore patriottico e la forza della propaganda condussero, solo nel primo mese del conflitto, al reclutamento di 500.000 volontari. Nel corso del successivo anno e mezzo, se ne aggiunsero altri 100.000, la maggior parte dei quali destinati a morire nel fango delle trincee.
Il manifesto deriva da un disegno di Alfred Leete, pubblicato nel 1914 sul settimanale inglese “London Opinion” e successivamente adottato dal Comitato Parlamentare di Reclutamento come manifesto di propaganda . 
In questo manifesto è usata una prospettiva esasperata per catturare l’attenzione. Il braccio fortemente scorciato e il dito puntato danno l’impressione che il personaggio raffigurato si rivolga personalmente a chi lo guarda, con un notevole impatto psicologico.
Lo slogan è abilmente costruito in maniera simile a un rebus, in cui il soggetto della frase è un’immagine anziché una parola.  L’uomo rappresentato è infatti Horatio Kitchener (Lord Kitchener) il ministro della guerra inglese, quindi la frase andrebbe letta in questo modo: “Britons, Lord Kitchener wants you. Join your country’s army! God save the king” (Britannici, Lord Kitchener vuole voi. Unitevi all’esercito del vostro Paese. Dio salvi il re). 


James Montgomery Flagg, "Uncle Sam wants you", 1917
L’efficacia di questo manifesto fu tale da essere ripreso nel 1917 da James Montgomery Flagg, autore del celebre manifesto di chiamata alle armi dell'esercito americano raffigurante lo Zio Sam. Questo manifesto fu ristampato nuovamente durante la II Guerra Mondiale, diventando uno dei manifesti più diffusi nella storia della pubblicità.





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martedì 3 gennaio 2012

Lettura dell'immagine: il manifesto Art Nouveau (Alphonse Mucha - Job)

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Autore: Alphonse MuchaTitolo: manifesto pubblicitario per le cartine di sigarette Job (1897)
Tecnica: litografia
Soggetto: l’immagine è un manifesto pubblicitario.


Notizie sull’autore:Alphonse Mucha, pittore cecoslovacco, nacque a Ivancice, Moravia, nel 1860. Dopo un’educazione pittorica compiuta a Vienna e a Monaco, si trasferì a Parigi nel momento in cui veniva formandosi il linguaggio decorativo dell’Art Nouveau, alla cui definizione contribuì con uno stile inconfondibile e assai seducente: l’elemento principale è la figura femminile, sempre al centro delle sue composizioni. Per la ricchezza delle decorazioni prende spunto dalla posizione delle figure, dallo sciogliersi dei capelli, dal fumo di una sigaretta o dal panneggio degli abiti, che contribuiscono a creare una fitta serie di curve e di intrecci. La figura centrale è sempre evidenziata da una linea più pesante che ne definisce i contorni e tende ad annullare il senso dello spazio e del volume. Particolarmente curati, nei manifesti di Mucha, sono i fregi ornamentali e la progettazione del lettering, cioè dei caratteri tipografici per le scritte.
Cartellonista ufficiale di Sarah Bernhardt, per la quale preparò anche scenografie e disegnò gioielli, diventò, sullo scorcio del secolo, il più famoso creatore di manifesti di tutta Europa. Morì a Praga nel 1939.


Cosa raffigura l’immagine?L’immagine principale nel manifesto è la figura femminile, posta in primo piano. La donna ha capelli lunghi e curvilinei fra i quali si può scorgere una spilla formata da una serie di fiammiferi. In mano tiene una sigaretta che descrive nella parte superiore del manifesto delle ampie curve di fumo. In secondo piano, dietro la testa della donna, vi è la scritta “Job”, il nome della marca produttrice delle cartine di sigarette per la quale è stato commissionato il manifesto. Questa scritta è ornata da disegni simili a tessere di mosaico. Nello stesso modo è stata realizzata la cornice dell’intera immagine. Sullo sfondo compare un disegno decorativo che non è altro che il logo “Job” stilizzato. Nell’angolo inferiore destro è presente la firma dell’artista.

Come è stata raffigurata l’immagine?Il manifesto è stato riprodotto attraverso l’uso della litografia.

La donna è stata disegnata sui toni del marrone (i capelli) e del beige (pelle e vestito). Il fumo e lo sfondo hanno tonalità sul viola, mentre i simboli e il marchio sono sul verde, colore che risalta notevolmente sul manifesto. La composizione è asimmetrica; nella cornice appare una sequenza ritmica. La parte destra del manifesto, occupata dalla donna, è la più “pesante” per area occupata; questo però è compensato dai toni di colorazione chiari che la compongono. Le linee sinuose e curvilinee, descritte dai capelli, vengono riprese anche dalle linee descritte dal fumo. Esse sono in contrasto con i motivi geometrici della cornice e ricordano le forme della natura, un elemento ricorrente nell’Art Nouveau.

LA LITOGRAFIAè un procedimento di stampa che si basa sul principio dell’incompatibilità dell’acqua con il grasso. L’artista traccia il disegno con materiale grasso (inchiostro o matita) su una matrice di pietra calcarea. La pietra viene bagnata con acqua, quindi viene inchiostrata con un rullo intriso di inchiostro grasso che aderisce solo alle parti disegnate. Per la stampa si pone un foglio di carta sulla matrice e si passa il tutto attraverso una pressa. Per le stampe a colori si preparano tante matrici quanti sono i colori richiesti dal disegno.

Perché l’immagine è stata raffigurata così? Qual è la sua funzione?La funzione di questa immagine è di pubblicizzare le cartine di sigarette Job. Questa funzione è espressa attraverso lo stile dell’Art Nouveau, sfruttando la figura femminile e le linee ondulate riprese dalla natura. Lo scopo del manifesto è di invitare le persone a comprare le cartine Job, per questo nell’immagine vengono unite la bellezza espressa dalla donna con il fumo della sigaretta. Si vuole far intuire all’acquirente che “Job” è sinonimo di eleganza.

mercoledì 30 marzo 2011

Les demoiselles d’Avignon – Pablo Picasso - 1907

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COSA (descrizione)

Lo spazio della tela è occupato da cinque figure inte
re femminili nude. La prima a sinistra, di profilo, ha una posa rigida, simile alle statue egizie e ai korùoi greci.

(
Polymedes di Argo, Kléobis, 600 a.C. circa)


Segu
ono altre due figure frontali, rappresentate con la tipica posa delle Veneri, più volte ripresa da diversi artisti, dal Rinascimento in poi.

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(Goya, Maja Desnuda, 1790-1800 circa)


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Tuttavia, nel quadro di Picasso, esse hanno perduto ogni grazia e morbidezza: spigolose e deformate, presentano nei visi un primo accenno della “visione simultanea” cubista: infatti gli occhi sono frontali, mentre i nasi sono di profilo.
Le ultime due, sono le figure più distorte: al posto dei visi, Picasso ha dipinto delle maschere africane. Quella in piedi irrompe nello spazio del quadro aprendosi un varco tra i tendaggi. Sotto di essa, l’ultima donna accovacciata ha le spalle rivolte allo spettatore, ma il volto è frontale. In basso, una natura morta arricchisce il quadro; su un piano sono appoggiati alcuni frutti: un grappolo d’uva, una pera, una mela, un’anguria.

COME (analisi)

• Il quadro è caratterizzato da uno schema geometrico quadrangolare, con un impianto asimmetrico. La linea compositiva è la diagonale che parte dalla mano posta in alto a sinistra e arriva alla gamba della donna accovacciata in basso a destra.


• Le altre linee del quadro sono organizzate con un andamento prevalentemente verticale nella parte sinistra del quadro, e frastagliato nella parte destra.


• La luce è irreale: le limitate zone scure dipinte sulle figure non sono ombre, ma segni per sottolineare la deformazione, isolando i corpi dallo sfondo e facendoli risaltare.

• C’è un certo contrasto tra i colori delle figure femminili, più caldi, e quelli dello sfondo, in prevalenza freddi. Le tonalità delle figure vanno dal rosa al giallo ocra passando per diverse sfumature, mentre lo sfondo tocca le tonalità dell’azzurro e del grigio e in alcune zone è marrone.
• I corpi sono molto stilizzati e spigolosi, il giro vita è esageratamente sottile rispetto alle spalle e ai fianchi, che al contrario sono larghi.
• Lo sfondo si frantuma in tante schegge appuntite, incastrate tra le figure appiattite sullo stesso piano; manca il senso di profondità.

PERCHÉ (funzione dell’opera)

Quest’opera traccia una netta linea di confine nella carriera artistica di Pablo Picasso, e testimonia il suo distacco dall’arte accademica, ormai superata e svuotata di significato. Attraverso numerosi schizzi preparatori e lo studio dell’arte africana, l’artista giunge alla creazione di un nuovo modo di esprimersi. Con quest’opera nasce ufficialmente il CUBISMO, una corrente artistica che avrà forti ripercussioni su tutta l’arte moderna e influenzerà numerosi artisti del Novecento.
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venerdì 3 dicembre 2010

Lezioni di storia dell'arte: "L'urlo" di Edvard Munch

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Avvertenze: questa è una delle lezioni che impartisco ai ragazzi di terza me
dia, praticamente sto pubblicando le lezioni sul blog apposta per loro, e in particolare per la III D! perciò se la cosa vi annoia, portate pazienza, per oggi cambiate blog... Questa volta pubblico soltanto la seconda parte dell'analisi, il COME. La prima parte (descrizione) l'ho data da fare per casa e l'ultima parte (significato e funzione dell'opera) ormai i miei alunni dovrebbero essere in grado di farla DA SOLI! (speriamo bene!). Mi raccomando ragazzi, studiate!!!
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Analisi dell’opera
Titolo: L’urlo
Autore: Edvard Munch
Data: 1893
Tecnica: tempera e pastello su tavola
Dimensioni: 83,5 x 66 cm
Collocazione: Oslo, G
alleria Nazionale

Notizie sull’autore:

Edvard Munch (1863 – 1944) è stato il maggiore pittore e incisore norvegese, ispiratore e precursore dell’Espressionismo. La tragica scomparsa della madre e della sorella durante l’infanzia, e il forte esaurimento nervoso del padre furono eventi che segnarono in modo negativo tutta la sua vita e conferirono un tono angoscioso e malato a buona parte delle sue opere, come si nota nel suo primo capolavoro, “La bambina malata” (1885-86).
Nel 1892 il suo nome balzò alla ribalta quando alc
une sue opere esposte a Berlino (tra cui “L’urlo”) provocarono un grave scandalo e la chiusura della mostra.
Munch scrisse di quest’opera: "Una sera passeggiavo per un sentiero. Da una parte stava la città e sotto di me il fiordo. Ero stanco e malato […] il sole stava tramontando e le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura; mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando."

Nonostante le proteste e gli insulti che gli furono rivolti dalla critica ufficiale, alcuni giovani intellettuali e artisti presero le sue difese ed egli divenne improvvisamente famoso. Stabilitosi quindi in Germania, si dedicò al “Fregio della vita”, una serie di immagini introspettive e dedicate a temi quali l’amore e la morte.
La vita vagabonda e d
isagiata, l’abuso di alcolici e la tensione emotiva furono all’origine del tracollo nervoso che Munch subì nel 1908.
In seguito alle cure, si ristabilì e decise di abbandonare le ossessionanti immagini del passato. Tornò a vivere in Norvegia e si dedicò a decorazioni di edifici pubblici. Con l’avvento del nazismo, l’arte di Munch fu messa al bando come degenerata e nel 1937 le sue opere presenti nei musei tedeschi furono sequestrate
.
L’artista morì nel 1944, di polmonite, dopo che una bomba aveva mandato in frantumi le finestre della sua casa.

Come è raffigurato il sogge
tto?In questo dipinto, la forte deformazione della figura umana e del paesaggio, trasmettono un senso di angoscia. Il ponte sembra allungarsi all’infinito, allontanando tra loro le figure: non è una lontananza solo fisica, ma anche simbolica, come se per l’artista fosse impossibile comunicare il proprio dolore ad altre persone.


Il cielo, le colline, il fiordo, il personaggio in primo piano, che urla con la testa tra le mani, sono descritti con linee curve, ondeggianti, come se una forza esterna li stesse schiacciando.

Attrav
erso queste linee ossessive, il pittore è riuscito a trasmettere l'idea dell’urlo, come se si trattasse di un’onda d’urto che dal dipinto si propaga fino allo spettatore.

L’opera è divisa in due parti: la parte inferiore che contiene il ponte e le figure umane, dominata dalla linea obliqua del ponte; la parte superiore, dominata dalle linee ondulate e dai colori accesi del cielo.
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lunedì 8 novembre 2010

Lezioni di Storia dell’Arte: Van Gogh

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Avvertenze: questa è una delle lezioni che impartisco ai ragazzi di terza media, praticamente sto pubblicando le lezioni sul blog apposta per loro, perciò se la cosa vi annoia, portate pazienza, per oggi cambiate blog... arriveranno post migliori (spero) più avanti. Il testo in parte è mio, in parte è una sintesi presa da diversi libri (sono tanti e non ricordo nemmeno quali siano, perciò non li citerò), mentre l’impostazione della lezione e i grafici per la lettura dell’immagine sono frutto del mio lavoro.



ANALISI DELL’OPERA

Autore: Vincent Van Gogh

Titolo: La notte stellata

Anno: 1889

Tecnica: olio su tela

Dimensioni: 73 x 92 cm

Collocazione: New York, Museum of Modern Art

Soggetto: paesaggio notturno
Notizie sull'autore:

Vincent Van Gogh (1853-1890) pittore olandese, ebbe un’esistenza infelice e solitaria. Sensibile e istintivo di carattere, si sentì incompreso da tutti. Egli espresse il suo tormento interiore tramite la pittura: le sue pennellate, frantumate, grosse e violente, rivelano il suo stato d’animo.
Nel 1886, Van Gogh si recò a Parigi, presso il fratello Théo, impiegato presso una galleria d’arte, ed ebbe modo di studiare la pittura impressionista. Ma, a differenza degli Impressionisti, egli non dipingeva la realtà come la vedeva, ma come la sentiva. Nei suoi paesaggi le forme sono deformate da ossessive linee curve e i colori sono volutamente esagerati.
Usava dei colori ad olio in tubetto, impiegandone grandi quantità, a volte spremendo direttamente il tubetto sulla tela, altre volte utilizzando la spatola o addirittura le dita della mano, fino a creare inquietanti movimenti sulla superficie del quadro. Il suo modo di dipingere non fu capito e i suoi quadri furono rifiutati, provocando in lui tremende depressioni nervose.
Mise fine alla sua vita sregolata e poverissima nel luglio del 1890, a 37 anni, suicidandosi in un campo di grano. La sua pittura fu di fondamentale importanza per le avanguardie del Novecento.

COSA raffigura l’immagine? Elenca e descrivi tutti gli elementi che la costituiscono.

Il dipinto rappresenta un paesaggio notturno. In primo piano, sulla sinistra, campeggia la figura di un grande cipresso dalla chioma frastagliata, simile a una fiamma. La luna e le stelle sono circondate da aloni luminosi e la Via Lattea sembra un nastro fluorescente che si snoda nel cielo. In basso, il pittore ha dipinto un villaggio; tra le case si distingue un campanile dal tetto appuntito. Dietro il villaggio si staglia il profilo di alcune colline ondulate, sovrastate da nubi luminose.
COME è stato raffigurato il soggetto? Come sono stati stesi i colori? Quale tipo di composizione ha usato l’autore?

Nell’opera lo spazio maggiore è dedicato al cielo, che è anche la parte più luminosa del quadro; il colore predominante è il blu, ravvivato dal giallo della luna e delle stelle, e dalle pennellate di bianco che creano sfumature molto chiare.

I colori sono stati stesi con pennellate brevi e nervose che formano dei movimenti circolari e a spirale. I contorni degli oggetti sono evidenziati da linee più marcate. Le figure sono deformate (il cipresso, il campanile, la Via Lattea).







La composizione è obliqua, ed è costruita su due elementi principali che si equilibrano a vicenda: il cipresso e la luna. Il cipresso crea una zona scura molto grande sulla sinistra del quadro, ed è contrapposto alla zona occupata dalla luna, in alto a destra, molto chiara e brillante. L’andamento obliquo è rinforzato dalla linea delle colline, inclinata nello stesso verso.
Il quadro, nel suo insieme, dà un’impressione di movimento e di instabilità.

PERCHÉ l’immagine è stata realizzata in quel modo? Spiega cosa ha voluto esprimere l’autore e qual è la funzione dell’opera.

Attraverso i suoi quadri, Van Gogh esprimeva il proprio tormento interiore. Egli non descriveva la realtà in modo oggettivo, ma la interpretava secondo la propria personale visione del mondo. L’opera ha quindi una funzione ESPRESSIVA.
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martedì 12 ottobre 2010

Lezioni di Storia dell’Arte: Impressionismo (Monet - La Grenouillère)

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Avvertenze: questa è una delle lezioni che impartisco ai ragazzi di terza media, quindi, per essere una lezione di storia dell’arte è sicuramente molto sintetica… per essere un post su un blog, invece, la troverete magari lunga e noiosa. Il testo in parte è mio, in parte è una sintesi presa da diversi libri (sono tanti e non ricordo nemmeno quali siano, perciò non li citerò), mentre l’impostazione della lezione e i grafici per la lettura dell’immagine sono frutto del mio lavoro.
 
LETTURA DELL’IMMAGINE
Autore: Claude Monet
Titolo: La Grenouillère
Anno: 1869
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: 74,6 x 99,7 cm
Collocazione: New York, Metropolitan Museum of Art
Soggetto: paesaggio

Notizie sul movimento artistico di appartenenza: l’Impressionismo


Il 15 aprile 1874 si apriva a Parigi una mostra organizzata da un gruppo di giovani artisti che si opponevano all’arte ufficiale; è la data di nascita dell’Impressionismo.
Facevano parte del gruppo: Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas. Frequentavano inoltre il gruppo anche Paul Cézanne e il
fotografo Nadar.
L’Impressionismo è il primo movimento dell’arte mod
erna. All’inizio esso non ebbe molto successo: il termine “Impressionismo” fu usato in senso spregiativo da un critico d’arte; i quadri sembravano solo abbozzi in attesa di essere finiti.

LA PITTURA EN PLEIN AIR (all’aria aperta) 
L’interesse principale degli Impressionisti è lo studio dei COLORI e della LUCE, che cambiano continuamente a seconda dell’ora del giorno, della stagione e del punto di vista.
Per questo motivo i quadri devono essere dipinti con una tecnica veloce, a piccoli tocchi di colore, che, osservati ad una certa
distanza, suggeriscono il movimento e la vibrazione dell’atmosfera.
Lo stesso tema può essere dipinto da più pittori e il risultato non sarà mai lo stesso, perché ciascuno ha il suo mondo interiore e vede la
realtà in modo differente. Spesso gli Impressionisti dipingevano fianco a fianco lo stesso soggetto per poi discutere il risultato ottenuto.

L’uso della fotografia

La conoscenza e l’uso della fotografia suggeriscono agli Impressionisti inquadrature rivoluzionarie: in particolare Degas, usava “tagliare” le figure per dare un’impressione di aver colto, come fa
la fotografia, un breve istante, un attimo di vita. Tagliando le figure al margine del dipinto, Degas intende far capire che la scena sta cambiando.
Questo procedimento è particolarmente indicato per esprimere la rapidità e la varietà di movimenti nei quadri che il pittore ha dedicato
al mondo dei balletti e del teatro.

Notizie sull’autore: CLAUDE MONET

(1840 – 1926) L’artista che portò avanti per tutta la vita le ricerche degli Impressionisti sulla luce e sul colore fu Claude Monet. Per studiare le variazioni della luce nelle diverse ore del giorno egli sceglieva un soggetto (ad esempio la serie dei “Pioppi” o dei “Pagliai”) che dipingeva più e più volte in diverse condizioni atmosferiche e di luce. Alla cattedrale di Rouen, Monet dedicò cinquanta dipinti, compiuti nel 1894. In queste opere la facciata della cattedrale, che occupa tutto il dipinto, cambia secondo il tempo, l’atmosfera, l’ora in cui l’artista la dipinge.

La serie delle ninfee
Nel 1883, Monet si trasferisce a Giverny, ed elabora il giardino della sua casa in modo da avere una fioritura tutto l’anno. Realizza anche
un giardino d’acqua in stile giapponese con molte piante acquatiche, tra le quali le ninfee, un fiore molto di moda in quell’epoca, frequente anche nelle stampe giapponesi. Le ninfee diventarono il soggetto preferito di Monet, che ne fece innumerevoli varianti, rappresentando soprattutto il gioco della luce riflessa sulla superficie dell’acqua.

ANALISI DELL’OPERA
 

COSA raffigura l’immagine? Elenca e descrivi tutti gli elementi che la costituiscono.

“La Grenouillère” era un famoso ristorante sulla Senna, dipinto più volte dagli Impressionisti, che aveva
no l’occasione di studiare i riflessi degli alberi, delle barche e delle persone nelle acque del fiume (esistono infatti altri quadri sia di Monet che di Renoir che ritraggono lo stesso soggetto). Al centro dell’immagine si vede un isolotto collegato, tramite delle passerelle, alla riva del fiume e ad un barcone. Sull’isolotto, all’ombra di un albero, sostano alcune persone che sembrano conversare tra loro. Anche sul barcone, coperto da una tettoia, c’è della gente. In primo piano, ai bordi del quadro, vi sono delle barche ormeggiate. Sulla riva opposta del fiume si vede un filare di alberi. L’acqua riflette la luce e i colori autunnali del paesaggio.

COME è stato raffigurato il soggetto? Come sono stati stesi i colori? Quale tipo di composizione ha usato l’autore?

A causa dell’interesse di Monet per i riflessi sull’acqua, la linea dell’orizzonte è posta molto in alto, in questo modo il fiume diventa il vero protagonista dell’opera. Monet ha dipinto l’acqua con pennellate piccole e veloci, i contorni degli oggetti non sono ben definiti. La linea verticale formata dall’albero e dal suo riflesso, “taglia” l’immagine in 2 parti di diverse dimensioni: questa composizione asimmetrica contribuisce a dare all’opera un senso di movimento (schema 1).
Le barche e il battello - ristorante sono tagliati dalla cornice, come in una fotografia, suggerendo allo spettatore l’idea che lo spazio continui oltre il limite del quadro. Le inquadrature “fotografiche” sono molto utilizzate dagli Impressionisti (schema 2).

PERCHÉ l’immagine è stata realizzata in quel modo? Spiega cosa ha voluto esprimere l’autore e qual è la funzione dell’opera. 
A Monet interessava rendere l’idea del movimento e del cambiamento della luce e dei colori; il quadro ha una funzione descrittiva, in quanto i colori sono osservati dal vero (EN PLEIN AIR).
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domenica 9 maggio 2010

Picasso, Guernica (1937)

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Non amo particolarmente Picasso, ma Guernica è una di quelle opere che non possono lasciare indifferenti. Non per niente è stata censurata sia in Italia che in Germania durante i rispettivi regimi dittatoriali. A quel tempo, non se ne potevano pubblicare le riproduzioni, segno che l’arte, quando dice la verità, è un’arma potente e temuta.

Ai miei allievi faccio fare l’analisi di quest’opera da anni, è uno degli argomenti d’esame che chiedo di più. In questi giorni ho corretto le verifiche di storia dell’arte: 3 classi, circa 70 allievi. Ho estrapolato alcune delle descrizioni fatte dai ragazzi e ho deciso di pubblicarle così come sono, errori compresi, spero che così il messaggio di Guernica si espanda oltre i muri dei musei e delle aule scolastiche. Internet dovrebbe servire a questo, in fondo…

1 - (confuso, coerentemente con l’immagine descritta!)


Nel quadro di Pablo Picasso “Guernica”, il pittore rappresenta vari personaggi; partendo da sinistra a destra si notano distintamente il toro e il suo didietro e sotto di esso una figura incomprensibile di una donna che piange per la morte del suo bambino nel grembo, ucciso dal toro, poi più a destra un uccello e degli uomini accasciati a terra dal dolore poi affianco ad essi il cavallo con sopra una specie di sole con accanto una lampada a olio che sbuca fuori da una finestra di una casa e a terra il braccio di un uomo morto che impugna una spada spezzata accanto a essa vi è un fiore. Un uomo più a destra in piedi con una gamba e l’altra ferita e deformata cammina verso la luce mentre affianco a lui un altro uomo che urla dalla disperazione perché gli sta bruciando la casa e non si capisce se lui si trovi dentro oppure fuori dall’abitazione.

Mirko III A 2010
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2- (versione splatter!)

Tutti i personaggi hanno la bocca aperta come per urlare dal dolore e disperazione e tutte le figure sono deformate. C’è un toro che sembra attaccare la gente e lui non è ferito come gli altri al contrario del cavallo con lame e spade attaccato e pugnalato, e dolorante di tutte le ferite subite; bracci staccati gente sgozzata; un lampadario insolito con i bordi seghettati e con una luce fiacca stanca; un braccio staccato con una spada spezzata come se fossero stati sconfitti e un piccolo fiore di speranza ma molto piccolo quasi che sta per svanire poi gente che vuole salvarsi ma che non servirà a niente; un uomo cerca di uscire da casa sua con una torcia perché la casa va a fuoco chiedendo aiuto ma senza riuscita; poi un uomo che va all’inferno sprofondando in una fossa urlando di dolore per le gambe spezzate.

Nora III D 2010
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3- (il precisino…)

A sinistra troviamo il toro e lì vicino c’è anche una madre che si dispera perché ha in braccio il figlio morto. Troviamo poi un uccello che vola e più a destra il cavallo. Sopra di esso c’è il lampadario. Sotto al cavallo troviamo un braccio con una spada spezzata e vicino un fiore. Più a destra c’è un personaggio che allunga il braccio e con in mano una lampada a petroli. Sotto c’è una persona ferita alla gamba e che quindi è costretta a trascinarla. Troviamo inoltre un’altra donna che scappa gridando disperata. Nella scena il cavallo viene ferito e la città distrutta. Nel quadro c’è confusione come quella che c’è durante il bombardamento a una città. Contemporaneamente il quadro mostra quel che succede dentro a una casa che viene distrutta e fuori nelle strade.
La figura è stata divisa in tre parti, la centrale è il doppio delle laterali; [l’opera] ha una composizione piramidale che parte dalla lampada a petrolio e finisce vicino agli angoli in basso. L’autore utilizza solo i neri, grigi e bianchi perché danno l’idea della tristezza che porta la guerra. Quest’opera ricorda il bombardamento della città di Guernica e Picasso voleva denunciare l’orrore e la tristezza che porta la guerra.

Riccardo III C 2010
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Se non riuscite a vedere tutte le figure descritte, non vi preoccupate, non è colpa vostra… il problema è che è difficile trovare una buona riproduzione del quadro, che in realtà è alto tre metri e mezzo e largo più di sette metri e mezzo (per la precisione 349,3x776,6 cm).
Per questo motivo ai miei alunni ho fornito questo schema fatto da me, in cui ho ricalcato solo i contorni delle figure, escludendo le campiture di colore.
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Tuttavia per capire bene la struttura compositiva occorre aver presente almeno le zone chiare e quelle scure del quadro (anche se non si vedono bene le sfumature, non importa), perché solo così si riesce a cogliere lo schema piramidale dell’opera (lo schema piramidale, con cui martello i miei allievi fin dalla seconda media, è una struttura compositiva tipica del Rinascimento).
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Se si osserva bene, negli angoli in basso, a destra e a sinistra, Picasso colloca due forme chiare, una mano e un piede, che formano la base di un triangolo, il cui vertice è formato dal lampadario in alto, a forma di occhio. Questo schema è utilizzato per mettere in risalto il personaggio più importante dell’opera, il cavallo (che è anche la figura che occupa lo spazio maggiore nel quadro).
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Picasso utilizza diversi trucchi compositivi per accentrare l’attenzione dello spettatore su questa figura, nell’apparente caos delle figure dipinte, che si compenetrano l’una con l’altra, secondo uno stile pittorico tipicamente cubista.

PS: se volete dilettarvi con un giochino che faccio fare anche ai miei ragazzi, provate a stamparvi lo schema con i soli contorni dell’opera e a colorare con colori diversi le figure presenti, ad esempio il cavallo e il toro. Scoprirete che non è facile per niente trovare i confini delle diverse figure. Tuttavia è un buon metodo per “entrare” nel quadro e capirne meglio le forme. Buon divertimento!
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Gli schemi compositivi dell'opera di Pablo Picasso, Guernica, sono a cura di Mara Bagatella
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martedì 2 febbraio 2010

Franz Marc

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(Franz Marc - Volpe - 1911)

Franz Marc aveva escluso l’essere umano dalle proprie rappresentazioni pittoriche, sostituendole con figure animali, perché sentiva l’uomo come un “essere impuro”. La sua ricerca di “purezza”, forse da intendersi come aspirazione ad un mondo ideale, perfetto, si riflette non solo nella scelta dei soggetti dipinti, ma anche nella tecnica pittorica adottata.

La composizione, nei dipinti di Marc, è sempre attentamente, meticolosamente studiata: la disposizione di ogni linea è concepita in modo tale da equilibrarsi con le altre, a tal punto che, terminato un lavoro, sarebbe dovuto risultare impossibile togliere, spostare, o aggiungere un solo elemento senza disturbare l’ordine o l’espressività della composizione.

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(principali linee compositive nel dipinto "La mucca gialla" del 1911. Schema a cura di Mara Bagatella)



Ovviamente, alla composizione dei dipinti di Marc contribuisce in modo prepotente l’uso del colore, che l’artista svincola dal naturalismo dopo aver ammirato le opere di artisti fauve come Derain e De Vlaminck (1910).

Marc giunge a concepire una propria teoria sui colori complementari, attribuendo loro dei veri e propri significati simbolici. Il blu rappresentava per lui il “principio della mascolinità, sobrio e spirituale” e lo contrapponeva al giallo, colore femminile, morbido, sensuale, sereno. Il rosso, invece, rappresentava la materia bruta e il pittore lo descriveva come aggressivo e violento.

Mescolando i colori primari tra loro, essi assumevano caratteristiche intermedie, e Marc li accostava tenendo conto dei rispettivi “caratteri”, in modo tale da ottenere un effetto armonico.

Dal 1913 anche la sua visione dell’animale come “essere puro” inizia ad infrangersi, e con essa le composizioni pittoriche. Influenzato dall’Orfismo di Delaunay e dal Futurismo, le figure di Franz Marc iniziano a frantumarsi, avvicinandolo alle soluzioni formali astratte, che l’amico Kandinsky aveva adottato già anni prima.
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(F. Marc - Forme in lotta - 1914)

Ricordo il commento del mio professore di Storia dell’Arte all’Accademia mentre ci mostrava la diapositiva del quadro “Forme in lotta” del 1914.
“A quale pittura sarebbe approdato, Marc, se non fosse morto così giovane?”

Già, perché Franz Marc partì per la guerra, da volontario, nell’agosto del 1914, con l’entusiasmo di chi era convinto che “la Vecchia Europa poteva essere purificata soltanto così”, come scrisse egli stesso in una lettera indirizzata a Kandinsky.

Morì il 4 marzo 1916, a Verdun. Aveva 36 anni.

Nonostante il pesante pessimismo espresso nelle sue lettere, e confermato dalle sue scelte di vita, i suoi quadri sono stranamente poetici e vitali. La sua ossessione per l’ordine compositivo non è subito avvertibile, temperata com’è dall’uso prevalente di linee curve e dalla vivacità dei colori, in particolare nei dipinti del 1911.
Come forse avrete intuito, è uno dei miei autori preferiti…

Se consultate Wikipedia, non troverete molte notizie su Franz Marc. Se vi piace la pittura espressionista, un libro molto bello, che io consulto spesso, è: “Espressionismo” di Dietmar Elger (ed. Taschen).
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