sabato 16 gennaio 2021

Cuore di Strega 10 - La legge del tre

Da un po' di tempo non riesco più a scrivere. Sarà colpa dell'inverno, sarà che da mesi esco di casa il minimo indispensabile e quelle poche volte che lo faccio torno sfinita. Probabilmente sono sull'orlo della depressione, o magari ci sono già dentro con tutti e due i piedi, chissà. Fatto sta che da un paio di settimane mi ronza in testa l'idea per il quattordicesimo capitolo ma non riesco a mettermi seduta alla scrivania con la penna in mano. 

Vi chiedo di portare pazienza. Pochi o pochissimi che voi siate, miei cari lettori, so che vi siete affezionati a questo strano libro. Ma io sono in crisi. Non sono le idee che mi mancano, sono proprio le energie... e pensare che tra qualche mese, quando tutto questo sarà finito, probabilmente rimpiangerò di aver perso tempo a crogiolarmi in questo malessere... non so se riuscirò a perdonare me stessa per aver ceduto così all'esaurimento psico-fisico. Ho bisogno di voi. Scrivetemi, sgridatemi, parlate con me. Sono così stanca... mi sento così isolata e sola. 





Essere streghe non basta. Occorre agire da streghe.

Mi è capitato abbastanza spesso, chiacchierando del più e del meno con persone per lo più di sesso femminile, di sentire affermazioni del tipo: «Ho sempre avuto un sesto senso! Quando sta per accadere qualcosa, ho come delle premonizioni!» oppure: «Eh, io, in fondo in fondo, sono un po’ “streghetta”!»

“Streghetta”.

Sì, “streghetta” tra virgolette.

Ma io vi dico che, nel mondo delle streghe, le virgolette non esistono. Non si può essere “un po’” streghe: lo si è oppure no.

Però, come ogni altra persona, anche una strega può scegliere se abbracciare ciò che è, se vivere in sintonia con la propria natura, oppure seppellirla nel giardino dietro casa, come si fa con un cadavere, e vivere con una maschera sul volto per il resto dei suoi giorni.

Nonostante l’abbia descritta in modo truce, da parte mia non può esserci condanna né disprezzo per chi opera questa seconda scelta. Essere e vivere da strega non è affatto cosa semplice, nemmeno nel terzo millennio.

Ci sono stati dei momenti nella mia vita in cui anch’io ho preferito seppellire il cadavere.

Ma, dal fondo del mio giardino, di notte, sentivo una voce levarsi, chiamarmi; e, tornando laggiù, nessun cadavere giaceva nella terra nera: al suo posto era cresciuto un albero rigoglioso e verdeggiante.

L’anima trova sempre la via per riemergere alla luce.

 

La legge del tre

Agire da strega significa compiere magie: costruire talismani, preparare filtri magici, tessere incantesimi, danzare sotto la luna e interrogare Rune e Tarocchi.

Significa credere in divinità immanenti, strettamente avvinte alla Natura; immaginare un universo in cui ogni cosa è interconnessa e convincersi di avere dentro di sé una Forza capace di interferire con tali connessioni e piegarle al proprio volere, un Potere che si manifesta attraverso il Gesto e la Parola.

“Di Madre Terra io chiamo il Potere,

le mie radici a sostenere.

Le Forze Celesti io chiamo ora

che del mio cuore faccian dimora.

Volami attorno, Vento leggero

la mente libera da ogni pensiero;

acque di fonte, fresche cascate,

da rabbia ed ansia il mio cuore lavate.

Cerchio magico, cerchio potente,

io qui ti evoco con la mia mente:

il tuo confine disegno attorno,

lascio al di fuori l’umano mondo

e con gli Spiriti, se a loro piace,

siano l’Amore, la Gioia e la Pace.

Grande è il Potere che evoco in te;

la Madre e il Padre siano con me!”[1]

 

Fin dall’alba della civiltà, l’essere umano ha creduto che ciò fosse possibile: gli antichi Egizi ritenevano che gli dei avessero dei nomi segreti, conoscendo i quali li si sarebbe potuti costringere ad esaudire le preghiere dei mortali. Questa conoscenza e questo potere erano segreti ben custoditi dalla casta sacerdotale. A quei tempi si pensava che, con le giuste formule e scongiuri, un sacerdote avrebbe potuto addirittura impedire al sole di sorgere.

Questa idea, che conoscere il nome segreto di uno spirito o di un dio conferisse potere su di esso, è vecchia di millenni e, raccontata oggi, fa un po’ sorridere; eppure molte credenze ancora ben vive e socialmente accettate, si basano proprio su tale convinzione: “Non nominare il nome di Dio invano” recita uno dei Comandamenti dell’Antico Testamento.

Anche la proibizione di creare immagini che immortalassero le presunte sembianze di Dio è ben precedente alle religioni monoteiste e deriva dal pensiero magico secondo il quale si pensava, un tempo, che tramite l’immagine di qualcuno se ne potesse imprigionare l’essenza. Un’idea davvero sciocca, in verità.

Eppure, ancora oggi c’è gente che copre gli specchi nella casa dove un bimbo non è ancora stato battezzato, perché attraverso l’immagine riflessa non possa il Diavolo ghermirgli l’anima.

I primi ritratti fotografici impensierivano la gente semplice per gli stessi motivi.

E Oscar Wilde ci scrisse sopra un geniale romanzo[2].

La magia è dunque fatta di parole, gesti, immagini e convinzioni. Non troppo diversamente dalle religioni che, infatti, l’hanno sempre avversata come la più temibile delle antagoniste: forse perché, tra tutte le religioni è probabilmente la prima e la più radicata nel cuore dell’intera Umanità.

Una religione nata nelle caverne, inventata da esseri primitivi ma intelligenti che, con il primo barlume di consapevolezza avevano compreso di essere fragili e insignificanti di fronte alla Natura, ma non si rassegnavano alla propria debolezza.

È buffo pensare che la magia, la stessa praticata oggi da personaggi stravaganti e vagamente “hippy”, ambientalisti e spesso vegani, che professano il rispetto e la sacralità della Natura, sia nata in realtà dal desiderio di imporsi ad essa, di piegarla al proprio volere.

L’animale senziente che la inventò, nella notte dei tempi, decise un giorno di non voler soccombere alle leggi naturali e, per non morire di freddo, superò le proprie paure e domò il fuoco. Quella prima magia trasformò il branco in tribù, permise la sopravvivenza anche dei più deboli e creò una frattura insanabile tra l’essere umano ed il resto del Creato.

Tuttavia, funzionò assai bene: grazie ad essa l’animale uomo divenne la specie più resistente ed invasiva del nostro mondo. Oggi non esiste un solo angolo del pianeta Terra che non rechi segno del suo passaggio; non c’è oceano così profondo o ghiacciaio così estremo da non essere pervaso da microplastiche, mentre a migliaia di chilometri dalla superficie terrestre gravitano milioni di detriti artificiali, frammenti di vecchi razzi e satelliti in disuso.

Tutto ciò per via di un’idea soltanto: “non voglio morire oggi”.

Ecco cos’è la magia: un’idea. E l’idea è magia.

 

Naturalmente, quando io decisi di dedicarmi alla magia non sapevo nulla di tutte queste cose; «Voglio essere una Strega saggia e potente» era il mantra che mi ripetevo, il mio unico obiettivo: saggia, perché senza la saggezza il potere non è nulla; potente, perché volevo essere la padrona del mio destino.

Ma nessuno di noi è un’isola, nemmeno una Strega Solitaria[3] quale io decisi di essere, e il destino di ognuno è connesso a quello degli altri con legami più o meno forti a seconda della prossimità di chi ci circonda.

Così, quando mi imbattei nella Prima Legge delle Streghe, che afferma: “Fa ciò che vuoi”, presi quel dettame con le pinze perché modificare anche un solo piccolo tassello della realtà può portare a conseguenze imprevedibili; una strega dovrebbe avere sempre una buona dose di prudenza nella sua dispensa di ingredienti magici.

Per chi non ce l’ha, c’è la Seconda Legge:

Tutto ciò che farai ti tornerà indietro moltiplicato per tre

La Legge del Tre è un caposaldo per le streghe: tutto ciò che farai, nel bene o nel male, tornerà a te, ma ingigantito.

Tua è la volontà: fai ciò che vuoi.

Tua è la responsabilità.

La magia è potere, la magia è un dono.

Un dono pericoloso, che va amministrato con accortezza, con consapevolezza. Quella consapevolezza che, probabilmente, nei millenni è andata perdendosi.

I nostri antenati sapevano bene che il fuoco non è cosa con cui scherzare. Oggi trattiamo la nostra tecnologia con leggerezza e la diamo per scontata. Tutto è banale per le donne e gli uomini del Terzo Millennio, tutto è dovuto: dagli aeroplani agli antibiotici, dalla plastica agli smartphone. Non sanno nemmeno come funzionano ma non riescono ad immaginare la propria vita, senza.

Ed è forse per questo che tutto il nostro progresso ci si sta rivoltando contro.

Moltiplicato per tre.



[1] Formula di chiusura del Cerchio magico.

[2] Il ritratto di Dorian Gray, 1890-91

[3] Esistono diversi tipi di Streghe, a seconda delle Tradizioni e delle pratiche seguite. Le Streghe Solitarie sono quelle che preferiscono operare da sole, sganciate da qualsiasi tradizione o setta.

domenica 10 gennaio 2021

Cuore di Strega 9 - La strega del sonno

In questo nono capitolo mi fa piacere anche presentarvi la nuova copertina che ho messo su Wattpad. La bellissima modella non è una persona a caso, si chiama Mariana Vasic ed è una mia ex alunna. La foto è stata scattata dal suo ragazzo, Luca Magnaguagno. Io ho soltanto aggiunto i testi. Quando ho visto questa foto sul profilo Facebook di Mariana, me ne sono innamorata subito e ho pensato che fosse perfetta per "Cuore di Strega". Se un giorno (chissà), il libro venisse pubblicato per davvero, lo immagino con una copertina così.

Intanto ringrazio Mariana e Luca per avermi prestato questa splendida immagine!

Se volete andare a leggere l'ultimo capitolo di Cuore di Strega su Wattpad, vi lascio il link qui sotto... il 13° capitolo è stato particolarmente difficile da scrivere, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate!

Capitolo 13 su Wattpad


La Strega del Sonno


L’amica a cui raccontavo, a trent’anni, i miei sogni via e-mail è un’artista e realizza illustrazioni per libri per bambini; una sera di tanti anni fa, al telefono, mi stava raccontando delle ultime illustrazioni che aveva realizzato: doveva partecipare ad una mostra il cui tema erano le Fate, così lei aveva scelto di illustrare le fate della fiaba “La Bella addormentata nel bosco”.

Per quei pochi che non se ne ricordano, la fiaba inizia con una festa di Battesimo. È nata una Principessa e tutte le Fate del regno vengono invitate a fare da madrine: ognuna di loro quindi, fa un dono alla bambina: la Bellezza, l’Intelligenza, la Bontà e così via… finché succede l’imprevisto: una delle Fate, che non era stata invitata, irrompe nel bel mezzo della festa e, per vendicarsi, lancia una maledizione.

A sedici anni la Principessa si pungerà il dito con il fuso e morirà.

«Così» lei mi disse «ho pensato di ritrarre tutte le mie amiche come Fate: una sarà la fata della Bellezza, un’altra quella dell’Intelligenza, eccetera… mi sono ispirata al carattere di ognuna di loro.»

«Caspita, che bella idea!» le risposi «davvero fantastica! Ed io, che Fata sono?»

«La Fata del Sonno»

«Ah…»

Ammetto che non feci subito la connessione tra quel ruolo ed i miei racconti sui sogni. La prima cosa che mi venne in mente fu che, nella nostra corrispondenza, l’incipit con cui iniziavo la maggioranza delle mie lettere era: “Oggi sono stanchissima…”; in quel periodo avevo l’impressione di non riuscire a dormire mai abbastanza.

«La Fata del Sonno è quella che salva la Principessa…» mi precisò lei.

 «… è quella che tramuta la maledizione, e trasforma la Morte in un Sonno che durerà cent’anni.»

Mi aveva dato il ruolo più importante e non me n’ero nemmeno resa conto.

Sono sempre stata una dormigliona e mi sono sentita spesso rimproverare per questo; una volta un mio professore delle scuole Medie fece un sondaggio in classe chiedendoci quante ore dormivamo al giorno: quando toccò a me rispondergli, trasecolò e mi fece brutalmente notare che se avessi continuato in quel modo avrei sprecato buona parte della mia vita dormendo, senza far nulla di utile. Ancora oggi, quando ci penso, mi sento in colpa per tutte le passeggiate mattutine che non faccio, per tutte le albe che mi perdo, per i compiti non corretti al pomeriggio (sì, quando non riesco a dormire abbastanza di notte oppure ho delle mattinate particolarmente impegnative al lavoro, dopo mangiato crollo sul divano).

Anche se sono consapevole che il mio fisico ha assoluto bisogno di quelle ore di sonno, anche se quando dormo ho una vita frenetica e interessante quasi come quella che ho da sveglia, anche se quando lavoro mi impegno al massimo, tanto da consumare ogni mia energia e sono ben cosciente che il dover essere produttivi a tutti i costi è il grande inganno di una società consumistica che sta dissipando le risorse del pianeta e sta portando l’intera umanità al collasso, io ancora mi sento in colpa quando dormo “troppo”.

Dai miei sogni ho tratto grandi insegnamenti, ma ancora non riesco a metterli in pratica del tutto. Del resto è dura, in questo millennio, essere una Strega del Sonno. A volte mi sembra che sia come dormire sui binari di una ferrovia, mentre un treno ad alta velocità sta arrivando.


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