venerdì 31 luglio 2009

CHIUSO PER FERIE

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DAL 31 LUGLIO

AL 10 AGOSTO

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Buone vacanze a tutti!

martedì 28 luglio 2009

Un libro per l’estate (3)

...(Immagine dal web)

Spesso dico scherzando di essere un po’ strega, ma ormai mi sono convinta che tutte le donne lo sono. Le mie amiche, sicuramente. Era da un po’ di tempo che Lorena mi consigliava di leggere questo libro: “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” di un certo John Gray, e continuava a ricevere da me un secco rifiuto.
“è un libro sui rapporti di coppia, no? Che me ne faccio? Io sono single!”
“ma ti spiega come comunicano i maschi: il loro linguaggio è diverso da quello femminile, perciò spesso ci si fraintende…”
“so benissimo come comunicano i maschi. Non sono cresciuta con due fratelli maschi inutilmente.”
E via così… poi, sabato scorso, alla mia festa di compleanno, apro i regali e cosa trovo? Il libro di John Gray! Non da parte di Lorena, ma di altre due amiche, che non avevano mai visto Lorena prima di quella sera. A quel punto mi sono arresa. Devo proprio leggerlo, evidentemente.
Così ho iniziato. Classico manualetto americano. Come immaginavo, molti dei contenuti sono di una banalità sconcertante. Per esempio, l’autore dice che dentro ogni uomo si nasconde un “cavaliere dalla lucente armatura”, pronto a porgere aiuto e protezione alla “damigella in difficoltà” nascosta in ogni donna…
Bella scoperta. Lo sapevo già. Moltissimi degli uomini che conosco e frequento (tengo a precisare che gli uomini che frequento sono tutte bravissime persone) sono così. Se ho bisogno di aiuto, è sufficiente che io lo dica, i cavalieri arrivano. Al galoppo.
Quello che invece il signor Gray dimentica di dire, è che ANCHE in ogni donna si nasconde un “cavaliere dalla lucente armatura” (e non solo la “damigella in difficoltà”).
Ogni donna che si sia sentita rifiutata o abbandonata, in un certo periodo della sua vita, o che semplicemente abbia ereditato un carattere particolarmente orgoglioso dai suoi avi, ha perennemente la spada sguainata. Gli uomini scappano di fronte a queste donne, perché si sentono superflui e poco apprezzati. Fintanto che non c’è un coinvolgimento emotivo, provano simpatia per queste strane “marziane”, anzi, direi quasi una sorta di cameratismo. Ma se per caso la “marziana” si innamora del “marziano”, lascia la corazza e torna ad essere una “venusiana” al 100%, allora cominciano i guai.
Beh, a volte cominciano anche prima! In realtà, a me questo libro serve davvero a poco, perché non ho nessuna difficoltà di comunicazione con i maschi che non hanno un coinvolgimento emotivo con me.
Invece, se c’è la possibilità di iniziare un rapporto, non mi serve lo stesso, perché il marziano in questione si defila con la velocità della luce.

Comunque non voglio stroncarlo del tutto, questo libro, perché vi sono contenute delle “chicche” per cui, tutto sommato, vale la pena di leggerlo. Si, insomma, John Gray mi sta insegnando qualcosa, lo ammetto. Per esempio, ieri sera mi ha colpito particolarmente questo passaggio:

“Gli uomini dicono di rado “mi dispiace” perché là su Marte ciò significa che hai fatto qualcosa di sbagliato e che ora ti stai scusando. Le donne invece utilizzano questa frase per significare “Nutro il massimo interesse per i tuoi sentimenti”. Ciò non significa che vogliono scusarsi per avere commesso un errore.”


Mi è successa questa cosa pochissimi giorni fa. Ho detto ad un marziano che mi dispiaceva che le cose fossero andate male tra noi, e gli ho chiesto scusa, dato che non vuole più vedermi. La sua risposta è stata:
“Non hai nulla di cui scusarti, non hai fatto niente di male.”

Non riuscivo a capire per quale motivo una tale risposta mi ferisse tanto. Ora lo so. In fin dei conti lo sapevo anch’io, di non aver fatto nulla di male. Scusarmi era un modo per fargli capire che comprendevo e rispettavo la sua idea di non vedermi più. Ma non è servito a niente… forse dovrebbero essere più gli uomini a leggere il libro di John Gray. Il linguaggio femminile, così ricco di sfumature e sottointesi è davvero troppo difficile per i marziani…

Comunque, anche per una donna, stare continuamente attenta a come comunicare in modo corretto con il suo extraterrestre preferito, è uno stress non indifferente! Ieri sera sono uscita con un amico, e per tutta la serata mi sono sentita tesa e preoccupata, mi chiedevo in continuazione come lui avrebbe interpretato il mio linguaggio “venusiano”, se in quel momento gli stavo trasmettendo abbastanza “approvazione” e “ammirazione” (sentimenti che effettivamente provo verso questa persona)!
Maledetto John Gray! Mi faccio troppo influenzare!

Per fortuna ad un certo punto ci siamo messi a parlare dei personaggi di “Desperate Housewives”, la serie televisiva che entrambi adoriamo… e finalmente ho capito: ecco cos’hanno di speciale i miei amici… sono un pizzico venusiani anche loro! A quel punto sono riuscita un pochino a rilassarmi e a dimenticare John Gray…

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venerdì 24 luglio 2009

Tridimensionale (2)

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Avevo promesso di pubblicare le foto della scultura di Paolo... ed eccola qui. A dire il vero non è "finita" nel vero senso del termine, perchè deve asciugare (e ci vuole attenzione anche in questa fase perchè potrebbe rompersi, dato che ci sono parti più spesse e altre più sottili, che non asciugano cioè con gli stessi tempi) e poi eventualmente (spero!) cuocerla, perchè in quel modo diventerebbe molto più resistente e prenderebbe quel bel colore "terracotta", mentre da cruda, la creta è grigia...

Queste due foto le ho colorate io con un programma di grafica, per dare l'idea di come dovrebbe essere la scultura una volta cotta.

lunedì 20 luglio 2009

Disse la Luna...

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Disse la Luna alla Montagna:
"Dicono tutti che sono una lagna
pallida, bianca, sola soletta,
sempre volubile, sempre di fretta,
con una schiera di corteggiatori
che non potrebbero esser peggiori!
Gente romantica, poeti, artisti,
e più mi guardano più sono tristi!
Ma sono stufa, voglio cambiare,
io questa notte vado a ballare!"


Così, mostrando la faccia nascosta,
senza aspettare una risposta,
la Luna truccata con molta cura
(era nottambula già di natura)
rotolò in fretta davanti all'ingresso
di un bel locale di grande successo.


Ma sulla pista scoprì con dispetto
che non faceva un bell'effetto
in mezzo alla folla stare pigiata,
lei che era al cielo abituata.


Un bellimbusto, guardando appena
la bella faccia da luna piena,
disse: "Sei grassa, santa pazienza!
Non sei alla moda, non fai tendenza!"


Lei, permalosa, con lo stivaletto,
gli tirò un calcio proprio diretto,
poi, già che aveva il vestito da sera,
lasciò la disco per la balera.




Maramannara - 2002 (Mara Bagatella)


Sono passati 40 anni dalla prima passeggiata dell'uomo sulla Luna, ma Lei non ha perso nulla della sua magia.


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Licenza Creative Commons
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sabato 18 luglio 2009

Un libro per l’estate (2)

...(immagine dal web)

Quando ero bambina, avevo una mia personale definizione di “persona ricca/ abbiente”, ed era la seguente: “dicesi persona ricca chi possiede una casa con giardino abbastanza grande da contenere alberi a loro volta abbastanza grandi da poterci appendere un’amaca”.

L’amaca l’avevo vista una sola volta, a casa di gente, appunto, molto ricca, e da quel momento era diventata per me uno status symbol, un oggetto di lusso (che ce l’avesse anche Paperino nel minuscolo giardino di casa sua, e Zio Paperone no, era un problema che non mi sfiorava. Si sa che i fumetti sono cosa ben diversa dalla realtà).

Da adulta non sono riuscita a cambiare idea, ma ho aggiunto un corollario alla regola, che ora suona così: “dicesi persona ricca chi possiede una casa con giardino abbastanza grande da contenere alberi a loro volta abbastanza grandi da poterci appendere un’amaca… e sa concedersi il lusso di adoperarla”.
Perché qui, nel ricco Nordest, la gente può anche avere abbastanza denaro per comprarsi la casa, il giardino, l’amaca, ma poi è sempre al lavoro, e allora a cosa serve?
Il massimo del lusso per me è potersi spaparanzare su un’amaca, all’ombra di alberi frondosi, in compagnia di un libro interessante.
…

Michele mi guardava con aria infelice. Chiaro esempio di quando i soldi non garantiscono la felicità di una persona. Avevo diciassette anni, in quella estate strana. Non ero più bambina, ma non potevo dirmi ancora adulta. Lui ne aveva quattordici, guance rosa e un problema molto tipico per i ragazzi della sua età: i compiti per le vacanze.
In breve: aveva il giardino, aveva l’amaca, aveva il libro… ma non aveva nessuna voglia di leggerlo. Tra quelli della lista consigliati dall’insegnante, aveva scelto il più sottile: era “Il visconte dimezzato” di Italo Calvino. Nella sua ingenuità, non aveva pensato che lo spessore di un libro non si misura dal numero delle pagine. Avevo un debole per quel ragazzino dallo sguardo dolce, ma non fu per questo che mi offersi di aiutarlo. Avevo adocchiato l’amaca.

“Ma ce la fai a leggerlo tutto in un pomeriggio?”

Dovevo sbrigarmi prima che i nostri genitori decidessero che la visita di cortesia era finita.

“Credo di si, basta che nessuno venga a disturbarmi. Poi ti racconto la trama e come va a finire”.

Fu un pomeriggio bellissimo, dondolante, sognante, con Michele guardiano a vegliare sulla mia tranquilla lettura.

Un pomeriggio di lusso.

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