Ben poche sono le donne oneste che non siano stanche di questo ruolo
(Friedrich Nietzsche)
Interessante aforisma. Quando l'ho letto mi sono chiesta: come suonerebbe al maschile? Ecco qua:
Ben pochi sono gli uomini onesti che non siano stanchi di questo ruolo
Cambia qualcosa, non è vero? eppure mantiene una forte carica di sarcasmo, anzi, direi che di questi tempi mi sembra molto attuale. In un mondo in cui la disonestà, la furbizia, il sopruso, sembrano qualità vincenti, sicuramente sono molti gli onesti che si chiedono: ma chi me lo fa fare? Senza contare poi gli "onesti" solo per mancanza di opportunità...
Ma ciò che mi ha colpito moltissimo, nel volgere al maschile questa frase, è il cambio radicale di senso del termine "onestà".
Se al maschile "essere onesti" significa non rubare, non mentire, non imbrogliare il prossimo, insomma, in generale, rispettare le leggi, avere una propria etica ecc... per quanto riguarda le donne, "essere oneste" si riduce ad una cosa sola: non darla via. E se proprio la dai via, dalla ad uno solo, e possibilmente all'interno di un contratto vincolante (sacro o civile che sia).
Il signor Friedrich Nietzsche intendeva certo questo, con il suo aforisma, molto valido specialmente ai tempi suoi, ma a pensarci bene, pure ai nostri, dato che fini intellettuali, oggi, pubblicano su Internet questa frase, la condividono su Facebook e ne sorridono, ammiccando. Ammiccando? Eh, beh, certo. Vogliamo tradurre in modo brutale, meno sottile ma più sincero? La frase suonerebbe così:
"Ben poche sono le donne che non la danno via, oppure la danno da anni sempre al solito uomo, che non siano stanche di questa situazione"
La trovate un po' contorta? Anch'io... proviamo a semplificarla ancora? Si, dai, perchè la traduzione vera, quella sottointesa, il vero pensiero filosofico, insomma, sarebbe il seguente:
"Eddai! che palle essere oneste, donne mie, darla via liberamente è molto più divertente, soprattutto se la date a me!"
Adesso si che si capisce! sia il sorriso, sia l'ammiccamento. ... però... sapete che è venuto da pensare a me?
Che, se dopo il Sessantotto e la liberazione sessuale questa cosa è ancora vera, io non ci trovo proprio niente da ridere. Perchè vuol dire che dopo oltre un secolo (Nietzsche è morto nel 1900) la condizione della donna non è cambiata. Essa non è libera di fare di sè quel che le pare, non senza perdere qualcosa che uomini colti, fini intellettuali, molto intelligenti, ancora chiamano (solo al femminile) "onestà".
Autore: Alphonse MuchaTitolo: manifesto pubblicitario per le cartine di sigarette Job (1897) Tecnica: litografiaSoggetto: l’immagine è un manifesto pubblicitario.
Notizie sull’autore:Alphonse Mucha, pittore cecoslovacco, nacque a Ivancice, Moravia, nel 1860. Dopo un’educazione pittorica compiuta a Vienna e a Monaco, si trasferì a Parigi nel momento in cui veniva formandosi il linguaggio decorativo dell’Art Nouveau, alla cui definizione contribuì con uno stile inconfondibile e assai seducente: l’elemento principale è la figura femminile, sempre al centro delle sue composizioni. Per la ricchezza delle decorazioni prende spunto dalla posizione delle figure, dallo sciogliersi dei capelli, dal fumo di una sigaretta o dal panneggio degli abiti, che contribuiscono a creare una fitta serie di curve e di intrecci. La figura centrale è sempre evidenziata da una linea più pesante che ne definisce i contorni e tende ad annullare il senso dello spazio e del volume. Particolarmente curati, nei manifesti di Mucha, sono i fregi ornamentali e la progettazione del lettering, cioè dei caratteri tipografici per le scritte. Cartellonista ufficiale di Sarah Bernhardt, per la quale preparò anche scenografie e disegnò gioielli, diventò, sullo scorcio del secolo, il più famoso creatore di manifesti di tutta Europa. Morì a Praga nel 1939.
Cosa raffigura l’immagine?L’immagine principale nel manifesto è la figura femminile, posta in primo piano. La donna ha capelli lunghi e curvilinei fra i quali si può scorgere una spilla formata da una serie di fiammiferi. In mano tiene una sigaretta che descrive nella parte superiore del manifesto delle ampie curve di fumo. In secondo piano, dietro la testa della donna, vi è la scritta “Job”, il nome della marca produttrice delle cartine di sigarette per la quale è stato commissionato il manifesto. Questa scritta è ornata da disegni simili a tessere di mosaico. Nello stesso modo è stata realizzata la cornice dell’intera immagine. Sullo sfondo compare un disegno decorativo che non è altro che il logo “Job” stilizzato. Nell’angolo inferiore destro è presente la firma dell’artista.
Come è stata raffigurata l’immagine?Il manifesto è stato riprodotto attraverso l’uso della litografia. La donna è stata disegnata sui toni del marrone (i capelli) e del beige (pelle e vestito). Il fumo e lo sfondo hanno tonalità sul viola, mentre i simboli e il marchio sono sul verde, colore che risalta notevolmente sul manifesto. La composizione è asimmetrica; nella cornice appare una sequenza ritmica. La parte destra del manifesto, occupata dalla donna, è la più “pesante” per area occupata; questo però è compensato dai toni di colorazione chiari che la compongono. Le linee sinuose e curvilinee, descritte dai capelli, vengono riprese anche dalle linee descritte dal fumo. Esse sono in contrasto con i motivi geometrici della cornice e ricordano le forme della natura, un elemento ricorrente nell’Art Nouveau.
LA LITOGRAFIAè un procedimento di stampa che si basa sul principio dell’incompatibilità dell’acqua con il grasso. L’artista traccia il disegno con materiale grasso (inchiostro o matita) su una matrice di pietra calcarea. La pietra viene bagnata con acqua, quindi viene inchiostrata con un rullo intriso di inchiostro grasso che aderisce solo alle parti disegnate. Per la stampa si pone un foglio di carta sulla matrice e si passa il tutto attraverso una pressa. Per le stampe a colori si preparano tante matrici quanti sono i colori richiesti dal disegno.
Perché l’immagine è stata raffigurata così? Qual è la sua funzione?La funzione di questa immagine è di pubblicizzare le cartine di sigarette Job. Questa funzione è espressa attraverso lo stile dell’Art Nouveau, sfruttando la figura femminile e le linee ondulate riprese dalla natura. Lo scopo del manifesto è di invitare le persone a comprare le cartine Job, per questo nell’immagine vengono unite la bellezza espressa dalla donna con il fumo della sigaretta. Si vuole far intuire all’acquirente che “Job” è sinonimo di eleganza.
Da mesi sto ragionando sull’uso dei social network, sui pro e sui contro, sugli innegabili vantaggi e le altrettanto certe scocciature di Facebook. Da mesi (qualcuno lo avrà notato) sto trascurando questo blog, mentre su FB ci vado tutti i giorni. Leggo messaggi, commenti, notizie. Ascolto musica, guardo video giudicati interessanti da persone che giudico interessanti: ottimo metodo per ottenere una prima scrematura tra le mille e mille offerte del web. È un po’ come essere al bar, ascoltare le chiacchiere, leggere il giornale lasciato su un tavolino, mettere una canzone del jukebox… Alcuni obbiettano che FB è il ritrovo dei pettegoli, quelli che ficcano il naso nelle vite altrui. Io invece penso che sia sufficiente ricordarsi che ciò che si scrive in bacheca può essere potenzialmente letto da tutti i propri contatti… insomma siamo noi a decidere quanto gli altri possono ficcare il naso negli affari nostri, giusto? Ad esempio io ho scritto poco o niente sul mio profilo, nessuno dei miei “amici” sa quando compio gli anni, a meno che non sia un mio amico anche fuori dal web. Stessa cosa dicasi per la mia “situazione sentimentale”. Tuttavia in questi giorni mi è capitata una cosa particolare, che, secondo me, merita un’ulteriore riflessione: ho un contatto su Facebook, chiamiamola “amicizia”, come da gergo comune, che in realtà non conosco affatto. Una signora che mi ha “chiesto l’amicizia” solo perché abbiamo lo stesso cognome. Lei abita all’estero, figlia di italiani emigrati, e come spesso accade, queste persone hanno un’immagine idealizzata del proprio Paese d’origine e cercano di riprendere contatto con le loro lontane radici. Io per lei rappresento quindi un legame, per quanto sottile, con l’Italia e con una famiglia lontana, sconosciuta e vagheggiata… nient’altro. Non conosco il suo indirizzo, né il numero di telefono, non so se abbia dei parenti, dei fratelli, non so chi siano i suoi vicini di casa. Non so che lavoro faccia. Conosco la sua età, la data del compleanno, so qual è la sua squadra del cuore e so che ha due gatti… ma queste informazioni non aiutano molto, in determinate circostanze, perché “X” (ometto il suo nome per motivi di privacy, ma anche per scaramanzia), una mattina ha scritto sulla sua bacheca di volersi suicidare. Ha salutato gli “amici”, informandoli di voler portare i suoi gatti con sé, nella morte, perché è stata sfrattata di casa e non ha trovato nessuno a cui lasciarli. Ha scritto tutto questo in un’altra lingua, che io conosco appena, e che con le abbreviazioni tipiche di internet capisco ancora meno, ma il messaggio era chiaro. Tra l’altro a me lei ha mandato anche un messaggio privato, in cui mi diceva addio, ringraziandomi per essere sua amica (!) e poco dopo sono stata contattata anche da un’altra persona, un altro amico che aveva ricevuto da lei un sms simile, che mi chiedeva se avevo sue notizie (leggendo lo stesso cognome ha pensato fossimo sorelle). Non sapevo che pensare… era una vera richiesta di aiuto oppure un modo melodrammatico di attirare l’attenzione? Particolare inquietante, un paio di giorni prima era apparsa sulla sua bacheca la foto dei suoi gatti: “X” cercava davvero qualcuno che se ne potesse occupare. Ho passato tutta la sera scrivendo messaggi sulla sua bacheca, chiedendo se qualcuno degli altri suoi “amici” sapesse qualcosa di lei. Di quelli che mi hanno risposto (cinque o sei persone al massimo), due scrivevano da un altro continente e altri tre affermavano di non conoscere il suo indirizzo preciso. Tutti aspettavano con apprensione che si facesse viva lei, uno solo ha proposto di avvertire la polizia … Certo, ho pensato, se gli “amici” di “X” sono tutti di questo genere, posso anche capire la sua disperazione… è bello conoscere gente da tutto il mondo, ma quando stai male o sei nei guai, è del vicino di casa che hai bisogno… Che volete che vi dica? È stata sicuramente una situazione inquietante, che fortunatamente si è risolta in una bolla di sapone, almeno per il momento… è successo ciò che speravo, “X” si è collegata a FB tramite cellulare, ha letto i messaggi dei suoi amici e si è fatta coraggio, anche se dubito che i suoi problemi siano stati risolti. Quel che è certo è che non mi sono sentita in colpa per aver messo il naso nella vita di un’altra persona, anche se, forse, mi sono preoccupata per niente. Forse dovremmo farlo di più, invece, e più spesso, non con l’atteggiamento del pettegolezzo malevolo o impiccione, ma con quello di chi si sente davvero coinvolto nella vita degli altri. Forse si potrebbe cominciare via Internet e poi prendere il coraggio per guardare in faccia e interagire anche con il vicino di casa, con il cugino, con la commessa del supermercato… e ricostruire insieme, almeno un pezzettino di questa società che non c’è.
Le scuole (intese come "sistema scolastico") uccidono la creatività? "Do schools kill creativity?"
Sir Ken Robinson ne parla in questo video in modo illuminante. Trovate la seconda parte del video su Youtube. Vale davvero la pena di guardarlo, se siete insegnanti, genitori, o semplicemente persone che ancora non sanno perchè la scuola non gli è mai andata giù... ...
Da vedere. Per genitori, insegnanti e... beh, anche per alunni. Qualche "parolona" non la capirete, ma non vi preoccupate. Cercate di cogliere il succo del discorso.